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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 20 settembre 2025

Il segretario di Magistratura democratica: “Aggregano il consenso enfatizzando le paure sociali: un gioco pericoloso. È facile dire che a destra si lamentano dello stesso trattamento che riservano ai magistrati”. A primavera ci sarà il congresso delle “toghe rosse”, nel bel mezzo della campagna per il referendum.

Stefano Musolino, procuratore aggiunto di Reggio Calabria e segretario di Magistratura Democratica, dopo l’omicidio di Charlie Kirk si è tornati a parlare con una certa insistenza di odio e violenza politica, che abiterebbero solo a sinistra. In Italia il governo e più in generale la destra dicono la stessa cosa…

Quello a cui stiamo assistendo è l’esternazione di un certo modo, molto diffuso nelle democrazie occidentali, di aggregare il consenso. Si enfatizzano le paure sociali, come se ci fosse sempre la necessità di individuare un nemico da temere. È un gioco pericoloso che serve solo a coprire le difficoltà. Ci sono tanti problemi privi di soluzioni, dalla gestione dei flussi migratori all’emergenza climatica, e per mascherare l’incapacità di affrontare questi argomenti si creano nemici inesistenti. 

Peraltro, a proposito di odio, e violenza, veniamo da mesi in cui i magistrati sono stati definiti a più riprese come “killer”, “cancri”, “malati psichiatrici” e così via.

È facile dire che a destra ci si lamenta dello stesso trattamento che di solito viene riservato ai magistrati, descritti come un nemico da abbattere perché su certi temi esprimono in maniera pacata il loro dissenso. Ma non bisogna cedere a questa logica ed è importante riportare le discussioni a toni più appropriati.

Cosa ne pensa della decisione di Trump di inserire tra le organizzazioni terroristiche gli “antifa”, termine che in realtà non indica un’organizzazione e che può significare molte cose diverse?

È la volontà di creare un diritto penale del nemico basato sull’opinione. In Italia, ovviamente, la situazione è diversa rispetto agli Stati Uniti, ma l’ultimo decreto sicurezza testimonia la stessa cosa: si vuole gestire il dissenso con il diritto penale al solo scopo di impedire il dibattito. Faccio presente, comunque, che negli Usa anche tra i Maga c’è stato un po’ di dissenso verso questa decisione di Trump, perché anche loro si sono accorti che è un attacco al free speech, a loro molto caro.

Giovedì la camera ha dato il suo secondo via libera alla riforma della giustizia, ora manca solo un passaggio al senato e poi partirà la campagna referendaria. Che ruolo avrà Magistratura democratica in questa fase?

Noi pensiamo che l’Anm si stia muovendo lentamente e in maniera un po’ goffa nella direzione di questa campagna referendaria. Attraverso i nostri rappresentanti, in ogni caso, proviamo a stimolare l’organizzazione in modo che proceda più spedita… Daremo anche un nostro contributo autonomo: a ottobre faremo partire una campagna social per dire ai cittadini quanto questa riforma metta in pericolo i loro diritti. Fuori dalle narrazioni mediatiche, infatti, dobbiamo spiegare che non siamo in presenza di un conflitto tra prerogative dei poteri dello stato, ma che il vero pericolo riguarda appunto i cittadini e i loro diritti.

Oggi a Roma, alla fondazione Basso, si tiene il vostro consiglio nazionale. Di cosa parlerete?

Cominciamo a preparare il nostro prossimo congresso, che si svolgerà a marzo sempre a Roma. Cadrà nel cuore della campagna referendaria e bisognerà eleggere le nuove cariche, visto che il mio mandato da segretario andrà a scadenza. Il gruppo quindi deve iniziare a immaginare quelle che saranno le sue prospettive future, soprattutto rispetto agli indipendenti che abbiamo contribuito ad eleggere all’Anm e al Csm. Il modo di fare associazionismo tra i magistrati sta cambiando e Md, a mio parere, deve continuare a mantenere la sua apertura, e qui penso soprattutto ai giovani colleghi, senza perdere radicalità.

Ecco, è stata una settimana intensa anche sul fronte associativo: ci sono state alcune polemiche sul segretario dell’Anm Rocco Maruotti, che ha usato parole forse troppo dure verso i laici del Csm, salvo poi scusarsi e chiarire. Qualche attacco contro di lui è arrivato anche dalle parti di Magistratura indipendente…

Penso che questo sia un momento in cui tutti i gruppi devono esprimere generosità. L’esigenza primaria è mostrare la coesione che c’è sul referendum costituzionale. I piccoli tatticisimi, i tentativi di acquisire una rendita di posizione dovrebbero lasciare spazio alla necessità di mostrarci uniti, come in effetti siamo.