giffonifilmfestival.it, 30 luglio 2022
Ultimo giorno di film in concorso per la sezione Generator +16 impegnata a vedere il lungometraggio drammatico “My brother dream awake”, diretto dalla regista cilena Claudia Huaiquimilla. Ispirato a fatti realmente accaduti in un carcere minorile nel 2007, questa storia vuole portare alla luce ciò che molti ragazzi incarcerati per varie tipologie di crimini, sono costretti a subire all’interno delle carceri in Cile. Abusi sessuali, ripercussioni psicologiche, somministrazione forzata di droghe per tenerli a bada, sono alcuni dei soprusi e delle violenze, che sono costretti a subire quotidianamente, in attesa di tornare liberi con la speranza di dimenticare ciò che hanno subìto in carcere.
I protagonisti di questa storia avvenuta ormai 15 anni fa, sono Ángel e suo fratello minore Franco, arrestati e portati in un carcere minorile per scontare un anno di detenzione. I ragazzi si troveranno a relazionarsi con altri detenuti trattati come gli adulti da poliziotti, senza scrupoli. Condividendo la stessa sorte e ambienti, Franco e suo fratello riescono a stringere diversi rapporti di amicizia, portandoli a parlare dei propri sogni e di ciò che faranno, quando usciranno dalla prigione. L’arrivo di un altro ragazzo, dal carattere particolarmente irrequieto, cambierà l’atteggiamento di tutti gli altri, portandoli a pensare per la prima volta a una possibile via di fuga.
Nel momento in cui, decidono di attuare il piano di evasione, appiccando un incendio all’interno della struttura, qualcosa va storto. A perdere la vita saranno ben 10 ragazzi. La presenza in sala della regista è stata incisiva nelle reazioni dei giffoner, particolarmente entusiasti di questo film. Ad aver portato la Huaiquimilla a voler trattare in un film, un tema così sentito in Cile è da intendersi come un atto di denuncia nel confronto delle vittime. “Quando è avvenuta la tragedia sono state tolte le foto delle vittime in Cile, perché quando i 10 ragazzi sono morti, sono stati considerati come dei criminali che hanno perso la vita e non come dei giovani che hanno smesso di vivere e sognare. Ricordiamo, che tra le vittime ci sono due ragazzi di 14 e 16 anni. La legge in Cile non tutela in alcun modo i detenuti, compresi quelli delle carceri minorili. Ma ultimamente qualcosa sembra stia cambiando nel sistema giuridico cileno”.
La regista ha anche aggiunto: “In Cile non si parla di questa tematica. Sembra che sia tutto bellissimo, ma non è così. Esistono queste realtà e volevo enfatizzare la dignità e la resilienza di queste persone. Per questo motivo parlo di queste persone nei miei film”.










