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di Emanuele Giordana

Il Manifesto, 26 luglio 2022

Un nuovo episodio si è aggiunto alla brutalità della giunta militare birmana che dal febbraio 2021 ha preso il potere in Myanmar: l’applicazione delle prime sentenze capitali contro quattro dei quasi 11.800 oppositori al colpo di Stato che da un anno e mezzo riempiono le prigioni del Paese.

“Lunedì il popolo del Myanmar si è risvegliato in uno stato di shock, rabbia e dolore - scriveva ieri il quotidiano clandestino birmano Irrawaddy - quando ha appreso dell’uccisione da parte della giunta di quattro oppositori del regime, accusati di atti terroristici, tra cui due eminenti oppositori democratici Kyaw Min Yu (detto Ko Jimmy) e Ko Phyo Zeya Thaw”. Con l’ex parlamentare Thaw e lo scrittore e attivista Ko Jimmy sono stati giustiziati anche Hla Myo Aung e Aung Thura Zaw. Le esecuzioni - le prime dal 1988 - erano state annunciate per la prima volta dai militari a giugno e avevano suscitato una forte reazione internazionale.

L’atto era dunque annunciato quando i quattro oppositori hanno perso l’appello ma si poteva pensare che la sentenza sarebbe stata quanto meno rinviata anche perché, la settimana scorsa, i giudici dell’Alta corte di giustizia dell’Onu hanno aperto la strada a un procedimento che vede sotto accusa per genocidio il governo del Myanmar per la vicenda dell’espulsione di quasi un milione di Rohingya tra il 2016 e il 2017. La Corte internazionale di giustizia dell’Aja (Icj) ha infatti respinto le obiezioni preliminari del Myanmar sul dossier aperto su richiesta del Ghana davanti alla Corte per i fatti avvenuti quando ancora c’era il governo civile di Aung San Suu Kyi. Nemmeno questo però ha fermato i generali birmani che si sentono in uno stato di garantita impunità.

In un annuncio pubblicato sui giornali di ieri (tra cui il Global News Light of Myanmar in inglese), la giunta ha semplicemente reso noto che “la punizione è stata eseguita” per ideazione e coinvolgimento nella resistenza armata e in altre attività anti-regime. Si ritiene - commentava ieri sempre Irrawaddy - che le esecuzioni siano state eseguite durante il fine settimana, poiché i membri delle famiglie li avevano potuti vedere (i prigionieri) per via telematica venerdì. La decisione colpisce tutto l’arco delle forze anti-giunta: persone collegate alle autonomie etniche armate, membri della Lega per la democrazia, artisti. I quattro sono stati presumibilmente impiccati, un’eredità coloniale applicata però solo fino alla fine degli anni Ottanta.

Phyo Zeya Thaw, l’ex parlamentare del partito di Suu Kyi (Nld), e il noto scrittore attivista Kyaw Min Yu sono stati giudicati colpevoli di reati ai sensi delle leggi antiterrorismo. Thaw, un artista che era stato precedentemente trattenuto per i suoi testi, era accusato di aver condotto attacchi alle forze di sicurezza, inclusa una sparatoria su un treno di pendolari a Yangon ad agosto che aveva provocato la morte di cinque poliziotti. Quanto agli altri due attivisti, Hla Myo Aung e Aung Thura Zaw, sono stati condannati alla pena capitale per l’omicidio di una donna accusata di essere una collaborazionista di Tatmadaw, l’esercito che fa capo alla giunta installatasi nel febbraio 2021 con un colpo di Stato.

“L’esecuzione da parte della giunta birmana è stato un atto di assoluta crudeltà”, ha affermato Elaine Pearson, direttrice ad interim per l’Asia di Human Rights Watch. “Queste esecuzioni sono seguite a processi militari grossolanamente ingiusti e motivati politicamente. Questa notizia orribile - ha aggiunto - è stata aggravata dalla mancata notifica da parte della giunta alle famiglie che hanno appreso delle esecuzioni attraverso i resoconti dei media governativi”.