di Raimondo Bultrini
La Repubblica, 11 maggio 2021
Il martirio dei poeti contro i golpisti. Si allunga la lista di intellettuali uccisi, imprigionati e torturati dai militari per fermare il sostegno alla resistenza. Il giorno prima di venire uccisa da un proiettile dei militari la pacifica insegnante e rinomata poetessa Myint Myint Zin pubblicò uno dei suoi ultimi messaggi. Come altri autori del Myanmar si era esposta in prima persona usando le parole come arma emotiva per far capire a tutti la necessità di agire contro i golpisti. "Scendete nelle strade come cani pazzi" scrisse. E come un cane è stata giustiziata da soldati che non amano né la letteratura né i dissidenti. Sul braccio aveva tatuato il suo gruppo sanguigno come fanno ancora in tanti in caso d'emergenza.
Il suo assassinio è avvenuto nello stesso giorno, nella stessa città e nelle stesse circostanze - 3 marzo, un colpo in testa sparato da cecchini militari - dell'uccisione di un altro poeta, K Za Win, 39 anni, colpito mentre partecipava a un corteo nelle strade di Monywa nella regione di Sagaing e trascinato via dai suoi compagni lasciando una scia di sangue sulla strada ribattezzata "Via dei martiri". I due si conoscevano di persona, e K Za Win era anche molto amico dell'ultima vittima di ieri, Khet Thi, 45 anni, il terzo dei cantori senza più voce di questa rivoluzione intrisa di romanticismo tragico e di appelli al sacrificio che fanno breccia tra i militanti della disobbedienza civile.
Khet, ultimo di una lunga lista di intellettuali incarcerati, torturati e uccisi, non è caduto in strada sotto i colpi di fucile come i i suoi amici Za Win e Myint Myint. E' deceduto per le torture subite nella prigione dove lo avevano rinchiuso a Shwebo, altra città del Sagaing. Come gli altri due, anche Khet era piuttosto noto e ora tutti lo ricordano tra gli stessi netizen più giovani di lui per le frasi diventate un epitaffio del suo pensiero sobillatore: "Sparano alla testa, ma non sanno che la rivoluzione è nel cuore".
Sua moglie Chaw Su ha detto di essere stata portata nella stessa caserma per essere interrogata e che suo marito è stato trasferito altrove, ma non è mai più tornato se non cadavere, il ventre e il petto orrendamente mutilati. Secondo lei erano evidenti i segni di un macabro rituale condotto dai chirurghi militari per estrarre gli organi vitali prima di restituire il corpo alla famiglia. Non ha bisogno di spiegare che lo hanno fatto per celare le ferite inflitte durante le torture, ma dalla sua descrizione è come se avessero voluto asportargli di proposito quel cuore rivoluzionario. Anche lei è un'attivista e sa che esistono categorie sempre più numerose come i poeti nella lista dei nemici più odiati dai soldati perché hanno un seguito influenzato dalla loro arte. E' la stessa sorte di scrittori, giornalisti, attori e registi rinchiusi in massa nel giro di poche settimane.
Tra tutti Khet Thi, l'ultimo poeta ucciso, fu quello che più espose il travaglio della sua conversione dal pacifismo gandhiano del primo movimento alla lotta costi quel che costi. Avvenne quando si convinse che le parole non possono perforare le corazze mentali dei militari e che occorrevano scelte più drastiche. Fino a poco tempo fa, quando ancora non fischiavano i proiettili nelle strade, si definiva un chitarrista, un pasticcere e un poeta, non qualcuno che sapeva sparare con una pistola. Ma l'entità della tragedia che si dipanava davanti ai suoi occhi lo ha reso dubbioso dell'efficacia della sua stessa amata arte come arma vincente: "La mia gente viene uccisa e io posso solo sparare poesie". "Ma quando sei sicuro che la tua voce non è abbastanza - ha aggiunto - allora devi scegliere un'arma con attenzione. Io sparo."
Alle stesse conclusioni era evidentemente giunto anche il poeta K Za Win, che ha consegnato alla storia emotiva di questa protesta un altro epitaffio "Ribellati in tutti i modi. Salva il futuro". Ma anche questo esempio di abnegazione umanitaria ispirata a Voltaire: "Anche se ho punti di vista diversi dai vostri, darò la mia vita per tutti voi".
Con questi precedenti si segue ora con particolare apprensione la sorte delle centinaia di artisti e intellettuali contrari al golpe tenuti in cella assieme a migliaia, forse 10mila, dissidenti. Nel primo giorno del colpo di Stato destinato a tagliare la testa politica della Lega per la democrazia, ovvero Aung San Suu Kyi, finirono in varie carceri del paese anche tre scrittori, Than Myint Aung, Maung Thar Cho, Htin Lin Oo, e il regista Min Htin Ko Ko Gyi. Li seguì il celebre commediante Lu Min e più di recente l'altrettanto noto autore satirico e comico Zarganar, agli arresti dal 6 aprile.
Gli intellettuali sono tradizionalmente ed effettivamente stati nel Myanmar l'avanguardia di movimenti sempre più vasti come l'attuale.
Durante il primo regime militare un leggendario leader dei Moustache Brothers, popolarissimo gruppo comico che si esibiva in una cantina-teatro di Mandalay visitata anche dai turisti, sintetizzò in una gag amara la condizione in cui era stato ridotto - ed è tornato a soffrire - il suo paese. "Par Par Lay - raccontò l'artista parlando di sé in terza persona - qualche tempo fa andò in India per farsi curare un gran mal di denti. Il dottore fu stupito di sapere che veniva da così lontano. 'Ma non li avete i dentisti in Birmania?', gli chiese. 'Oh, si, li abbiamo, li abbiamo - rispose Par Par - Ma nel mio Paese non è permesso di aprire la bocca'.











