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di Raimondo Bultrini


La Repubblica, 24 marzo 2021

 

Save the Children: almeno 20 minori uccisi e 17 arrestati dall'inizio delle proteste dopo il golpe dei militari del primo febbraio. In tutto sono almeno 261 i morti. Le proteste che da settimane sconvolgono il Myanmar sono costate oggi la vita a una bimba di 7 anni. Era in casa sua a Mandalay, la seconda città più importante del Paese. Dal golpe del primo febbraio sono morte almeno 261 persone nella repressione di manifestanti e attivisti. Oltre 20 i minori che hanno perso la vita, e almeno 17 si trovano in stato di detenzione: lo riferisce Save the Children, esortando a proteggere bambini e ragazzi e a fermare la violenza contro i manifestanti pacifici nel Paese. Solo ieri risulta siano stati uccisi due minorenni, tra cui un ragazzo di 14 anni a Mandalay. Save the Children conferma che il ragazzo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco mentre era in casa o nei pressi, senza alcun coinvolgimento diretto nelle proteste. Avrebbe dovuto compiere 15 anni a luglio.

"Save the Children ritiene il numero crescente di morti tra i bambini e gli adolescenti estremamente allarmante, teme anche per la sicurezza di almeno 17 minori - tra cui una ragazzina di 11 anni - che sarebbero detenuti arbitrariamente. Al 22 marzo, l'Organizzazione e i suoi partner hanno registrato un totale di 146 casi di arresti o detenzioni di minori. Oltre a questi bambini e adolescenti detenuti, altri manifestanti, molti dei quali giovani studenti, continuano a essere arrestati. Secondo le ultime stime sono circa 488 gli studenti attualmente detenuti, di cui almeno venti sono delle scuole superiori la cui età è sconosciuta, ma alcuni di loro potrebbero anche avere meno di 18 anni".

"Siamo inorriditi dal fatto che i bambini continuino a essere tra gli obiettivi di questi attacchi fatali contro manifestanti pacifici", afferma la ong ricordando che "la sicurezza dei bambini deve essere garantita in ogni circostanza", e chiedendo "ancora una volta alle forze di sicurezza di porre fine immediatamente a questi attacchi mortali contro i manifestanti".

I dissidenti, per evitare la brutale repressione della polizia, stanno cercando nuove forme di protesta. Per domani, mercoledì, il movimento di disobbedienza civile si prepara a uno sciopero del silenzio: tutti in casa, i negozi chiusi, e nessun veicolo nelle strade, se si realizzerà il piano degli organizzatori.