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di Raimondo Bultrini

 

La Repubblica, 6 maggio 2021

 

Manifestanti posano il 5 maggio accanto al ritratto di Wai Phyo, anche noto come Thiha Thu, ucciso dalle forze dell'ordine mentre protestava contro il regime a Hpakant, in Myanmar (afp)

Migliaia di giovani sono finiti in galera per aver protestato contro il regime e chiesto la liberazione di Aung San Suu Kyi. Di centinaia di loro si sono perse le tracce. Così i militari mantengono la popolazione nel terrore.

Quando scende il buio e inizia il coprifuoco, dalle case di Yangon come di molte altre città del Myanmar le pentole da cucina cominciano a suonare per protesta. Ma subito dopo cala un silenzio che è fatto di ansia e terrore. Dei 3.500 arresti compiuti dall'inizio del golpe del primo febbraio un numero imprecisato, incalcolabile, ma nell'ordine delle centinaia, è letteralmente scomparso dopo i raid notturni armati nelle case delle loro famiglie. Niente comunicazioni a genitori e parenti, che spesso li hanno visti portare via impotenti e non sanno dove trovarli o se siano ancora vivi. Secondo un'inchiesta dell'Associated Press, avvalorata da dati Unicef, tra queste migliaia di detenuti o "rapiti" quasi un terzo, più di mille, sono poco più che bambini e minorenni, in gran parte presi solo per un sospetto di una loro partecipazione al movimento della disobbedienza civile, che a rischio della vita sfida il regime dei militari golpisti. Più di 750 sono le vittime stimate sulle strade delle rivolte dalle organizzazioni umanitarie, che reagiscono con allarme alle notizie sempre più frequenti di scomparse tra i ribelli della Generazione Z birmana, quella che sta pagando il prezzo più alto per gli errori di quanti non sono riusciti prima a liberare il Paese dai crudeli generali.

"Meglio martiri che vivi" - Qualcuno parla già di una "generazione perduta", costretta troppo presto a confrontarsi con un potere che vuole toglier loro quella libertà appena goduta nei cinque anni di governo civile. Non a caso tra le prime misure prese dai golpisti c'era stata quella di chiudere le connessioni a Internet, spingendo i netizen della disobbedienza a rifugiarsi in sistemi alternativi di connessione e comunicazione. Scoperta con una certa sorpresa l'incredibile forza del movimento giovanile, che chiede la fine dell'emergenza e la liberazione della leader della Lega della democrazia Aung San Suu Kyi, i militari hanno puntato pesantemente a colpire proprio questi ragazzi e queste ragazze, per dare l'esempio agli altri. Ma finora senza riuscirci. Anzi. Le stesse famiglie li sostengono nonostante la paura che assale ogni notte, ma anche di giorno, chiunque senta bussare alle porte del palazzo o veda una camionetta militare. "Meglio martiri che vivi in una società dove non c'è libertà", disse il padre di uno dei tanti giovani che sono stati arrestati e inghiottiti, se va bene, in qualche cella del regime.

Il sangue degli adolescenti - Al di là delle statistiche presunte di quanti sono stati imprigionati, e quelle ancora più difficili da compilare dei torturati, le organizzazioni umanitarie temono che gli scomparsi siano più di quanto si possa immaginare. "Stiamo documentando e assistendo ad arresti arbitrari diffusi e sistematici", ha detto Matthew Smith, cofondatore del gruppo per i diritti umani Fortify Rights. "Siamo decisamente entrati in una situazione di sparizioni forzate di massa", come proverebbero le testimonianze raccolte dalla sua e da altre organizzazioni su diverse morti di detenuti avvenute in cella e tenute nascoste. I volti dei dispersi hanno del resto inondato da tempo internet, comprese le immagini di giovani detenuti ritratti coi volti tumefatti, insanguinati e lo sguardo di chi ha subito severe torture e umiliazioni. Secondo l'Associazione di assistenza per prigionieri politici, che censisce per quanto possibile morti e detenzioni, più di tre quarti di tutti gli arrestati sono uomini. Di 2.700 non si conosce il luogo di detenzione, e dei 419 nomi registrati nel database del gruppo quasi due terzi hanno meno di 30 anni. Gli adolescenti sono 78.

L'esercito nega - Su richiesta dell'agenzia AP i militari hanno indetto una conferenza stampa su Zoom, e hanno negato l'attendibilità dei dati forniti dall'associazione dei prigionieri, "un'organizzazione senza basi", hanno detto. "Le forze di sicurezza", è stata la risposta del portavoce Aye Thazin Myint, "non effettuano arresti in base al sesso e all'età. Tratteniamo solo chi è in rivolta, protesta, causa disordini o qualsiasi azione in questo senso". Ovvero una gran massa di giovani e attivisti che recentemente stanno abbandonando la via pacifica della ribellione e vanno in numero crescente a unirsi ai movimenti di guerriglia che sostengono i militanti anti golpe con le armi. In più di un'occasione negli ultimi giorni sono esplose bombe, come nella città di Myaing, nella regione di Magway, una delle più turbolente. Ma la stampa del regime militare, che teme una ribellione sempre più armata, ha detto che almeno cinque persone sarebbero rimaste uccise nell'ultima settimana, compreso un ex parlamentare della Lega per la democrazia di Suu Kyi, mentre stavano costruendo una bomba artigianale. Il Global New Light of Myanmar ha scritto che l'incidente è avvenuto a Bago, l'antica capitale del regno Mon, e che sul luogo sono stati trovati cavi, batterie e parti di telefonini.

Il boicottaggio economico - Arrestare e far scomparire, soprattutto i giovani, è il metodo scelto dai soldati per mantenere la popolazione nel terrore e convincerla a interrompere il boicottaggio dell'economia e dei servizi sociali, messi in ginocchio dalla grande partecipazione agli scioperi proclamati in nome della disobbedienza civile. In tutto il Paese si organizzano turni di ronda e sorveglianza per avvertire dell'arrivo di una pattuglia. In qualche caso si verificano anche scontri tra residenti e soldati, che purtroppo finiscono con nuovi arresti e nuove vittime. Un circolo apparentemente senza fine che la comunità internazionale non è in grado di spezzare.