di Alessio Ribaudo
Corriere della Sera, 26 aprile 2021
Nadia De Munari, vicentina di Schio, 50 anni, aiutava i bambini poveri nel Paese sudamericano. È ritrovata agonizzante a letto mercoledì mattina, colpita alla testa e alle braccia con un martello o un'ascia. Aveva scelto di vivere fra i bambini poveri delle alte montagne del Perù. Quelli che scendono dalla Sierra andina alla prima città di mare con famiglie che sognano un futuro diverso, finendo spesso nella baraccopoli di Nuevo Chimbote. Nadia De Munari, vicentina di Schio, 50 anni, non sapeva che quella sarebbe stata la sua ultima missione.
Dopo una vita dedicata agli altri, qualcuno ha infatti messo la parola fine alla sua e l'ha fatto in un modo violento: a colpi di martello o di ascia o di machete. Mercoledì mattina l'hanno trovata agonizzante nella sua camera da letto, all'interno del centro Mamma Mia, una delle case famiglia volute da padre Ugo De Censi nell'ambito dell'Operazione Mato Grosso. Aveva delle brutte ferite alla testa e una frattura al braccio destro. Dopo un primo ricovero all'ospedale di Chimbote hanno dovuto portarla alla clinica giapponese-peruviana di Lima, 600 chilometri a Sud, per un intervento chirurgico delicatissimo. Tutto inutile: Nadia non ce l'ha fatta.
Le ipotesi - C'è dunque un delitto e un assassino su cui indagare. Si era pensato a un rapinatore per il fatto che non si trova il telefonino di Nadia. "Ma è sparito solo quello, non i soldi e comunque l'aggressore si è diretto subito in camera da letto, senza toccare nient'altro", precisa padre Raffaele al telefono. Lui gestisce le case famiglia e ha seguito Nadia nei suoi ultimi giorni accompagnandola da un ospedale all'altro. Hanno pensato al martello come arma del delitto perché pare che la Scientifica della capitale peruviana, che ha fatto i rilievi sul posto, abbia trovato delle tracce di sangue sull'attrezzo.
"Ma il medico che l'ha operata alla testa mi ha detto che la ferita farebbe pensare di più a qualcosa di tagliente", aggiunge il religioso. Non ci sono testimoni oculari, anche perché la missionaria, laica, viveva da sola al terzo piano della casa. Il delitto sarebbe stato commesso di notte, dopo che tutti i volontari erano andati a letto. La regola interna stabilisce degli orari: alle 21.30 ci si ritira, sveglia alle 6.30 per la preghiera che introduce alla giornata lavorativa. Quella mattina Nadia non si è presentata. I volontari l'hanno cercata al telefonino che suonava a vuoto, sono quindi entrati in casa e hanno capito tutto. Pare che anche un secondo telefonino sia sparito dal centro e che un'altra persona sia stata aggredita. La sua testimonianza potrebbe essere utile.
"Sono però episodi scollegati", dicono quelli della casa famiglia. "Per me non è stata una rapina, forse una vendetta personale, magari anche per motivi poco importanti", sospira padre Raffaele. Lui ha vissuto con Nadia gli ultimi, difficili giorni. "A Chimbote, prima di sedarla, aveva risposto alle poche domande dei medici. E anche dopo la sedazione, nonostante non parlasse, rispondeva con cenni della testa. La situazione era però critica ed è peggiorata con il lungo viaggio da Chimbote a Lima. Interminabile, siamo andati con l'ambulanza, poi non si trovava posto per via del Covid. Qui è terzo mondo, non è facile".
Chi era - Nadia, maestra d'asilo, era partita nel 1990 per l'Ecuador, sempre in America Latina. Poi il Perù, dal 1995. "Abbiamo iniziato insieme - racconta Rosanna Stefani, l'amica di sempre. È rimasta per oltre 20 anni sulla Sierra, a 3.400 metri di quota. Poi padre Ugo decise di aprire a Chimbote queste scuole per bambini molto poveri che scendevano in massa dalle montagne. Sulla costa le chiamano "invasioni". Nessuno ci voleva andare, solo lei. Faceva parte del suo cammino. Nadia era speciale, aveva un'indole pacifica. Su questa terra ha fatto solo del bene".











