Il Messaggero, 17 novembre 2019
In quarantatré, tra cui una donna incinta e due minorenni, lavoravano segregati dietro una porta blindata, senza servizi igienici e senza una finestra. Con loro altre venti lavoratori in nero scoperti dai carabinieri in un unico laboratorio del Napoletano dove si lavoravano pellami per note griffe di moda.
È accaduto a Melito, alle porte di Napoli; il titolare dell'azienda è stato arrestato ed è finito ai domiciliari su ordine del Gip del Tribunale di Napoli Nord. "Ho sbagliato" sono le parole pronunciate dall'imprenditore ai carabinieri che lo hanno ammanettato dopo aver liberato i dipendenti segregati, ormai allo stremo delle forze in quanto lasciati senza servizi igienici e finestre per diverse ore.
Il blitz è stato coordinato dalla Procura di Napoli Nord, diretta da Francesco Greco, che ha lanciato una vera offensiva contro il lavoro nero e il caporalato, setacciando a tappeto soprattutto gli opifici, in particolare calzaturifici e laboratori per la produzione delle pelli, dove si registrano spesso episodi di sfruttamento e di totale mancanza di regole. Molto grave quanto emerso a Melito dove il laboratorio che lavora per importanti griffe di moda andava avanti quasi esclusivamente con il lavoro non contrattualizzato, fatto soprattutto da donne.
L'ispezione è stata effettuata dai carabinieri del Nas di Napoli guidati da Vincenzo Maresca, che in totale hanno scoperto nell'opificio 78 operai, di cui 57 risultati senza alcun contratto. Dietro la porta blindata 43 persone con i volti stremati e terrorizzati.
Hanno chiesto di andare subito in bagno. Sequestrato il laboratorio con le attrezzature per circa 2,5 milioni di euro e comminato sanzioni per 600mila euro. Una marcia contro lo sfruttamento del lavoro nero è stata indetta dai sindacati per martedì prossimo.










