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di Francesca Sabella

Il Riformista, 13 giugno 2022

Sei un anziano signore di 70 anni? E chi se ne frega, in gattabuia subito! Hai sbagliato dieci anni fa? Dieci! Non importa, paghi oggi. Perché ci siamo presi tutto il tempo per decidere, valutare e poi ti abbiamo fatto la gentilezza di farti conoscere il tuo destino. Quindi, caro signore anziano puoi preparare le tue valigie e venire in carcere. Sembra che chi scrive, stia sorridendo. No. E sembra una barzelletta quella che leggete. Di nuovo, no. Purtroppo è tutto vero.

Accade a Pozzuoli, quando mercoledì pomeriggio gli agenti della del Commissariato locale hanno rintracciato e arrestato, presso la sua abitazione, un 70enne napoletano in esecuzione di un provvedimento per la carcerazione emesso mercoledì scorso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli - Ufficio Esecuzioni Penali - poiché condannato alla pena di 3 anni e 3 mesi di reclusione, a una multa di 600 euro e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni per il reato di furto aggravato. Quando ha commesso il fatto? La notte tra il 31 marzo e il 1° aprile del 2012. Avete letto bene, nel 2012. Dieci anni fa. Nessuno dice che si debbano risolvere i casi in dieci giorni, per carità, ma manco in dieci anni. Dieci anni di vita. Dieci anni passati in un limbo senza poter conoscer il proprio destino.

Dieci anni in cui la giustizia ha tenuto in sospeso una vita. Perché di questo parliamo quando parliamo di processi, di indagati, di imputati e sì (ora i giustizialisti pronti a sventolare manette e punizioni avranno un mancamento) anche e soprattutto quando parliamo di colpevoli. Perché se il giudice dice che l’anziano ha commesso il furto, lo ha commesso, non ci piove. Però diciamo anche che sarebbe stato un suo diritto conoscere la sentenza entro tempi umani, dignitosi, ragionevoli. O no? Perché è vero, il signore, nel lontano 2012 avrà anche commesso un furto, ma la giustizia non si è comportata tanto diversamente: gli ha rubato dieci anni di vita. Gli ha rubato la dignità. Gli ha rubato i suoi diritti. E l’anziano signore pronto a varcare la soglia del carcere magari finirà in quella lista lunghissima di richieste di risarcimento che ci portano a essere una città, o meglio un Paese, incivile. Lasciamo stare le cartacce per terra, inciviltà è anche una giustizia non giusta.

Un ossimoro? Una realtà. Basta dare uno sguardo ai numeri: oltre ai procedimenti arretrati, che sono sempre elevatissimi, ad allarmare è il boom delle richieste di risarcimento registrato nel 2021 per lungaggini processuali che mortificano i diritti del cittadino, sia esso imputato o parte lesa del processo. Nell’ultimo anno si sono contate ben 2.256 domande di equo indennizzo, pensare che erano 1.354 fino a qualche anno fa. Capite? È un sistema che non funziona, che stritola e ci restituisce alla realtà devastati. Ecco perché serve il Referendum, ecco perché serve una riforma radicale. Perché questa è una giustizia lenta, troppo lenta. E ricordiamoci che giustizia ritardata è giustizia negata.