di Claudio Mazzone
Corriere del Mezzogiorno, 17 maggio 2024
Quattro reclusi già assunti all’esterno. Altri 20 seguiranno un corso, poi il titolo professionale. Venti detenuti che provano così a ricostruire la propria umanità partendo dal lavoro. Quattro sono già stati assunti da Gesco, due rider che consegnano le pizze nelle celle e due pizzaioli che si misurano quotidianamente con l’antica arte partenopea. Ieri i pizzaioli “diversamente liberi”, hanno avuto l’occasione di far assaggiare le loro pizze ai familiari, trascorrendo una mattinata insieme e festeggiando così la giornata mondiale della famiglia.
Il cambiamento - “Questi progetti - dice il direttore di Poggioreale Carlo Berdini - sono fondamentali perché danno ai detenuti competenze spendibili nel mondo del lavoro e sono parte di un percorso più ampio di cambiamento”. Un cambiamento che a Poggioreale è necessario visti i numeri del sovraffollamento e le criticità strutturali. “Quella di oggi - precisa Berdini - non è una manifestazione che nasconde i problemi di Poggioreale e del sistema penitenziario in generale. Su questo stiamo lavorando quotidianamente con progetti concreti a partire dalla ristrutturazione dei padiglioni. È partito - aggiunge - un appalto di 20 milioni per l’adeguamento dei padiglioni, inizieremo con il “reparto Napoli” e poi seguiranno gli altri. Il cambiamento è in campo ed è sotto gli occhi di tutti a partire dal fatto che stiamo per riaprire la sala ludica per i bambini che vengono a trovare il padre detenuto”.
Il lavoro diventa il fondamento di una pena che deve riscoprire il valore rieducativo. “Il carcere - dice Sergio D’Angelo, presidente di Gesco - non può essere considerato un mondo a parte ma è parte del mondo. Qui dentro occorre riprodurre la vita sociale e offrire opportunità in modo che, coerentemente con la Costituzione, la pena assolva soprattutto alla funzione rieducativa. Esperienze come questa - sottolinea - dovrebbero essere la normalità e non l’eccezione. Se si abbatte la recidiva e si assicura un futuro vero ai detenuti, il carcere diventa un luogo di riscatto per l’intero territorio e non un problema per la comunità”.
Strumento sociale - La pizza a Poggioreale è uno strumento concreto di riscatto sociale per i detenuti. “Ho 31 anni - racconta Giovanni, uno dei pizzaioli della brigata Caterina -. Sono in carcere da un anno e mezzo e questo corso mi ha insegnato a fare la pizza e mi ha ridato la fiducia nel prossimo perché ho scoperto che fuori c’è ancora qualcuno che crede in me, che mi vede come un essere umano che ha sbagliato e non come un mostro. Oggi c’è qui mio figlio e ho l’occasione con questa pizza - mostra fiero una Margherita - di fargli assaggiare il sapore del mio riscatto”. Un riscatto che diventa reale quando Giovanni entra nel piazzale Salvia sfilando con i suoi compagni e il figlio dice: “Mamma, come è bello papà con la divisa da pizzaiolo, sembra nuovo”.









