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di Giuseppe Crimaldi


Il Mattino, 9 marzo 2020

 

Divieto di colloqui fino al 22 marzo. L'ammutinamento in 4 padiglioni ha dato il via: reclusi per ore sui tetti. Solo in serata il rientro nelle celle. Improvvisa - ma non inattesa - la rabbia dei detenuti di Poggioreale esplode alle tre del pomeriggio. A ventiquattr'ore dal caso del carcere salernitano di Fuorni, l'onda lunga della protesta arriva nel carcere più sovraffollato d'Italia: a Poggioreale sono attualmente recluse 2.200 persone.

Una bomba ad orologeria, specie nel momento in cui il terrore del contagio da Coronavirus si rafforza. In momenti come quello attuale il contagio più pericoloso resta quello generato dalle psicosi. E dalle voci incontrollate.

Non c'è dubbio che quanto accaduto ieri a Poggioreale (come in molte altre carceri italiane) sia frutto di un disegno probabilmente preordinato. Ma a scatenare la furia di oltre 600 detenuti che a Napoli dopo il periodo di "socializzazione" si sono rifiutati di tornare nelle celle e si sono dati a devastazioni e minacce c'è anche dell'altro: tre giorni fa un recluso ha avvertito un malore, è stato immediatamente trasferito al Cardarelli, dove poche ore dopo è morto.

La voce si è diffusa con un tam tam immediato di padiglione in padiglione, e ieri è arrivato lo sbocco di rabbia con relativa clamorosa protesta, sedata solo grazie ad una carica della Penitenziaria, quando i riottosi erano ad un passo dagli uffici amministrativi. Inutile dire che al recluso deceduto era stato fatto il tampone, risultato negativo.

Questo non ha rassicurato tuttavia gli altri detenuti, e così circa 600 di loro - tutti provenienti dai padiglioni "Napoli", "Salerno", "Livorno" e "Milano" - hanno iniziato a devastare sale, bruciare materassi e lenzuola; una quarantina è riuscita a raggiungere il tetto del carcere, mentre la casa circondariale veniva cinturata dal personale della Polizia penitenziaria, oltre che da un robusto rinforzo di poliziotti e carabinieri.

A rendere ancor più incandescente la situazione è stato l'arrivo di oltre un centinaio di familiari dei detenuti, soprattutto donne con bambini al seguito. Gridavano: "Indulto! Indulto!". Sul posto, accanto ai vertici del carcere e della direzione regionale dell'amministrazione penitenziaria, sono giunti anche il procuratore Giovanni Melillo, il coordinatore del Gruppo carceri, Nunzio Fragliasso, il questore Alessandro Giuliano e il comandante provinciale dei carabinieri Giuseppe La Gala. La tensione è durata per oltre tre ore. Poi la protesta è rientrata.

Tutti i rivoltosi hanno così fatto rientro nelle rispettive celle. Il bilancio degli scontri è di quattro agenti della Polizia Penitenziaria ed un detenuto contusi. Intorno alle 18 una delegazione di reclusi è stata anche ricevuta dal direttore Carlo Berdini, al quale è stata reiterata una serie di richieste. In nottata sono scattati numerosi trasferimenti di detenuti verso altre destinazioni. Ora le posizioni di chi si è reso responsabile della sommossa sono al vaglio della magistratura inquirente.

Ma c'è anche un'altra denuncia da registrare, e a rendersene portavoce per conto degli oltre 2200 detenuti costretti a vivere nell'inferno-Poggioreale è il Garante dei detenuti Samuele Ciambriello: "Nell'incontro - spiega - sono state fatte presenti le condizioni di fortissimo disagio vissute da chi è costretto a convivere in celle di pochi metri quadri anche in 12 persone.

Una situazione oggi ancor più drammatica e insostenibile. Ho chiesto al presidente del Tribunale di Sorveglianza di iniziare a decongestionare Secondigliano, dove si potrebbe consentire a 170 detenuti in semilibertà di rientrare la sera, vista l'eccezionalità del momento, nelle proprie abitazioni". A far sentire la propria voce, sottolineando la grande professionalità della Polizia Penitenziaria, sono intervenuti i sindacati Sappe, Uspp e Sinappe.