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di Giuseppe Crimaldi


Il Mattino, 27 agosto 2019

 

Celle occupate oltre ogni limite il ministero riconosce la gravità: situazione ormai endemica e in peggioramento. Dieci ombre e un macigno. Dieci pesanti criticità e una clamorosa evasione. No che non ci voleva proprio questa brutta storia dell'evasione. Una beffa che rende ancora più cupo il cielo sul carcere di Poggioreale.

Ad assestare l'ultimo colpo era stato nientemeno che il Garante nazionale dei detenuti, in polemica aperta con la direttrice della Casa circondariale più sovraffollata d'Europa, dopo aver riscontrato presunte situazioni durante l'ultima sua visita a maggio (obiezioni alle quali la direttrice Palma ha ribattuto puntualmente).

Invece è accaduto l'imprevedibile: e a scatenare questo inferno è stato un detenuto polacco, un lupo solitario, uno che non familiarizzava nemmeno con i suoi "coinquilini" di cella. Gli sono bastate tre lenzuola annodate, e una buona dose di coraggio. Da domenica mattina nell'istituto sono stati innalzati al massimo i livelli di sicurezza.

Cerchiamo di mettere ordine. Per comprendere le criticità di Poggioreale basta scorrere gli atti ufficiali del Dap, il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria. "Certamente - scriveva qualche settimana fa la direttrice di Poggioreale in una nota riservata al ministero della Giustizia - le condizioni dell'istituto sono a dir poco preoccupanti, a partire da strutture inadeguate e in alcuni casi decisamente fatiscenti. Prima ombra.

Seconda ombra: il sovraffollamento. A Poggioreale dovrebbero essere custoditi solo detenuti in attesa di giudizio. Invece così non è: ad oggi su circa 2100 vi sono circa 700 reclusi con sentenza passata in giudicato. "E il sovraffollamento - si legge nel dossier spedito a via Arenula - costituisce un dato endemico in progressivo aggravamento.

La terza fermata di questa triste via crucis riguarda i padiglioni, che si trasformano spesso in veri e propri gironi dei dannati in terra. Terminate le opere di rifacimento dei padiglioni "Genova" e "Venezia", resta ancora molto da fare. "Situazioni di fatiscenza, che continuano a rappresentare una violazione in ordine al rispetto della Convenzione europea per la tutela delle libertà fondamentali e dei diritti umani), permangono ai Padiglioni "Milano", "Italia" e "Salerno": gli interventi di ristrutturazione - programmati e già pure finanziati - non sono ancora iniziati.

Quarto nodo: i colloqui tra detenuti e familiari. Il sovraffollamento si riverbera anche sugli incontri tra reclusi e parenti: in media se ne svolgono 400-450 al giorno, con una presenza di almeno tre familiari per detenuto. Insomma, quotidianamente gli uomini della Penitenziaria devono controllare qualcosa come 1.500 persone.

Quinto nodo i lavori di risanamento del piano terra e dei primi piani: "La situazione - si legge nel report inviato al Dap dalla direttrice del carcere - è quella di due anni fa: sono stati programmati lavori che ancora non si riescono ad effettuare perché contemporaneamente sono in corso altri interventi, e la condizione di sovraffollamento non consente evacuazioni". Una delle situazioni di maggior degrado resta quella del piano terra del "Roma", che ospita reclusi transessuali.

Poi c'è la settima piaga, rappresentata dalla palestra, uno dei pochi luoghi di aggregazione sociale: chiusa a febbraio per rischi di staticità, non è mai stata ristrutturata. Ma la direttrice assicura che tutto si risolverà nel giro di un mese. A Poggioreale per ora esiste un solo campetto sportivo, a fronte di una popolazione detenuta che si assesta sulle 2.000-2.200 presenze al mese. Che dire poi delle condizioni di sicurezza interne ai padiglioni.

Per evitare disordini, promiscuità, scambio di oggetti e anche atti di autolesionismo ogni singola struttura ospitativa prevede una "rete anti-getto". Ebbene "la percezione della situazione di quella esistente al "Milano" - si legge ancora nel dossier - non è corretta".

Inadeguate sono infine le cucine, e soprattutto quella che fornisce i pasti ai detenuti ricoverati nella struttura sanitaria del padiglione "San Paolo". L'Asl Napoli 1 ha già diffidato l'istituto di pena ad adeguarsi alle minime prescrizioni. Per il rifacimento della cucina "centrale" nel 2018 sono stati stanziati oltre due milioni di euro, i lavori dovrebbero scattare a dicembre.