di Elena Semeraro
leggo.it, 6 febbraio 2026
“La violenza? Il linguaggio per non sentirsi invisibili”. Il progetto della Dialectical Behavior Therapy (Dbt) arriva per la prima volta in Italia nell’istituto penale minorile di Nisida grazie alla psicoterapeuta Rosetta Cappelluccio. “Giulio (nome di fantasia, ndr.) era sempre spavaldo e duro con tutti, ma era solo il suo modo per sopravvivere”. L’Istituto penale minorile di Nisida ospita, attualmente, circa 75 detenuti: ragazzi giovanissimi che hanno alle spalle reati gravi, a volte molto gravi. E ciò che li accomuna, il più delle volte, è “la violenza come unico linguaggio per non sentirsi invisibili”. Ma per sottrarli al richiamo della criminalità “non basta punire: bisogna insegnare loro a gestire ciò che provano”.
È l’obiettivo di Rosetta Cappelluccio, psicoterapeuta e presidente della fondazione I figli degli altri, che ha portato per la prima volta in Italia la Dialectical Behavior Therapy (Dbt) - letteralmente, terapia dialettico comportamentale -, proprio tra le mura del carcere napoletano. Questa pratica insegna a gestire la rabbia e rappresenta “l’unico momento vero di psicoterapia per i detenuti. Un servizio che manca strutturalmente nelle carceri italiane”.
Del progetto, che sarà duplicato anche in Francia, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca, si parla durante il convegno Nisida: oltre le mura. Prevenzione, educazione e cura del disagio giovanile, che si tiene oggi, venerdì 6 febbraio, alle ore 10 nei saloni di Palazzo Ischitella alla Riviera di Chiaia (Napoli).
La paura di non esistere - Per alcuni dei minori a Nisida, dietro la maschera del “duro” si nasconde quasi sempre un’insicurezza. Nel caso di Giulio, la sicurezza ostentata celava “la paura di non esistere, che è la stessa dinamica alla base delle baby gang”. Rendeva, così, la violenza “un linguaggio identitario, l’unico che conosceva per sentirsi considerato”. Attraverso la terapia, il ragazzo ha imparato che la forza può esistere senza bisogno di dominare l’altro. “Per chi è cresciuto in contesti familiari violenti il cervello vive in uno stato di ipervigilanza costante”, continua Cappelluccio. Nel caso di Giulio, il lavoro è stato “riconoscere e accettare l’intimità: non doveva calmare la rabbia, ma doveva riconoscerla come un segnale di sopravvivenza”.
Regolare le emozioni - Alla base di queste dinamiche c’è, talvolta, un’analfabetizzazione emotiva: i giovani non sanno cosa provano e reagiscono con l’aggressività. “La Dbt nasce dall’esigenza di offrire ai bambini e agli adolescenti degli strumenti concreti per regolare le loro emozioni”, spiega la dottoressa Cappelluccio. Il percorso insegna abilità pratiche - tra cui anche il respiro e il movimento - per tollerare la sofferenza ed evitare l’acting out, ovvero l’esplosione violenta. “I ragazzi, oggi, non hanno una strutturazione del sé. Si aggiunge una fobia emotiva: non comprendono le emozioni, che poi è causa dell’impulsività”, afferma la psicoterapeuta, sottolineando la necessità di insegnare in questi casi ad “accettare le frustrazioni”.
Il disagio giovanile tra criminalità e baby gang - Il disagio giovanile non è solo all’interno delle mura del carcere. Lo rivela il report del progetto P.A.R.L.A. (Prevenzione di Aggressività, Rischi, Legalità e Abusi) - portato avanti dalla fondazione di Cappelluccio - che ha analizzato il tema del bullismo e delle baby gang in quattro scuole della Campania. I dati mostrano che alle scuole medie, oltre il 75% dei ragazzi si avvicina alla criminalità per problemi familiari. Crescendo, però, la motivazione cambia: nei licei, il 58% dei giovani cerca nelle gang soprattutto denaro e prestigio sociale. Ma anche il mondo dei social non è meno preoccupante. Le “trappole online”, tra cui adescamento, sexting o diffusione non consensuale, creano ferite profonde: l’85% degli studenti ammette di provare vergogna e ansia al solo pensiero di finire in questi circuiti.
La richiesta che rivolgono al mondo degli adulti è chiara: “Non vogliono interventi isolati, ma adulti affidabili e spazi di ascolto che durino nel tempo”.
Il progetto Dbt diventa europeo - Il successo della Dbt a Nisida, terminato a luglio 2025, ha spinto il progetto oltre i confini italiani verso altri quattro paesi dell’Unione Europea. L’obiettivo resta la prevenzione, che “non può essere un intervento emergenziale”, conclude Cappelluccio. “Significa insegnare le emozioni prima che diventino comportamenti problematici. Dobbiamo dire ai ragazzi che le emozioni non sono un problema, ma una risorsa da imparare ad abitare”. Al fine di garantire un maggior ascolto alle nuove generazioni, durante il convegno saranno presentati: il Manifesto di Nisida - Linee guida per l’integrazione tra giustizia minorile, interventi psicologici ed educativi, e la proposta di un Osservatorio permanente sul disagio giovanile, con sede a Nisida.











