ansa.it, 1 luglio 2026
Frutto di un’intesa tra la Procura Generale di Napoli e l’Asl Napoli 1 Centro. Sono frutto di un’alleanza istituzionale tra la Procura Generale di Napoli e l’Asl Napoli 1 Centro, finalizzata a ridurre le disuguaglianze e rendere effettivo il diritto alla cura, le visite specialistiche dei medici volontari Afmal che ha preso il via nel carcere di Poggioreale. Il programma proseguirà nei prossimi giorni con uno screening dermatologico rivolto ai detenuti di Poggioreale e del Centro Penitenziario di Secondigliano, con l’obiettivo di intercettare e contenere patologie diffuse e potenzialmente contagiose. Sono già quindici i professionisti sanitari coinvolti - tra ortopedia, medicina interna, neurologia, dermatologia, ginecologia, pneumologia e altre discipline - a testimonianza di una adesione significativa all’appello rivolto ai medici specialisti affinché mettano la propria competenza al servizio della popolazione detenuta, in una logica di integrazione gratuita con il Servizio sanitario nazionale.
“L’ingresso dei medici volontari negli istituti penitenziari significa portare competenze, ascolto e prossimità a persone che vivono condizioni di particolare fragilità”, ha dichiarato Fra Gerardo D’Auria, presidente di Afmal Aps, “e nel solco della missione dei Fatebenefratelli, è un diritto che non può arrestarsi davanti a una sbarra”. A sottolineare il valore dell’iniziativa è il procuratore generale di Napoli, Aldo Policastro: “L’avvio immediato di queste visite - spiega - rappresenta la risposta più concreta all’appello pubblico che avevamo rivolto per fronteggiare la carenza di specialisti nelle carceri. La sinergia tra Procura Generale, ASL e volontariato, nello specifico l’Afmal, dimostra che è possibile superare rigidità burocratiche e rendere effettivo il diritto costituzionale alla salute, quale presupposto della dignità della persona detenuta”. Sulla stessa linea il direttore generale dell’ASL Napoli 1 Centro Gaetano Gubitosa: “L’ASL assicura il supporto logistico e organizzativo necessario e favorisce l’integrazione tra attività istituzionale e contributo dei volontari, per offrire ai detenuti percorsi di cura appropriati e tempestivi.
Si tratta di un modello di collaborazione che consente di ampliare concretamente l’offerta sanitaria, nel rispetto delle competenze e delle responsabilità di ciascun soggetto coinvolto, e di rendere più efficace la tutela della salute come diritto fondamentale”. Il progetto coinvolgerà progressivamente anche l’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida.









