di Leandro Del Gaudio
Il Mattino, 15 luglio 2020
È stato uno dei primi detenuti in Italia ad ottenere la scarcerazione durante i giorni più duri del lockdown. Parliamo di Giosuè Belgiorno, recentemente condannato in appello a venti anni come responsabile dell'omicidio D'Andò, che ottenne il beneficio degli arresti domiciliari grazie al Riesame, forte di una perizia sulle sue condizioni di salute.
Ricordate il caso? Stando al Riesame di Napoli, Belgiorno è un soggetto immunodepresso, colpito da una malattia genetica, destinato a scontare il saldo con la giustizia italiana non in cella, ma agli arresti domiciliari, di fronte alle gravissime condizioni di salute che lo rendono un soggetto a rischio, specie se detenuto in una cella affollata. Ora però le sue condizioni sono nuovamente cambiate, tanto da far mettere in moto una sorta di corsa contro il tempo, con la richiesta di un intervento di urgenza al Tribunale di Sorveglianza.
Ma in cosa consiste il nuovo caso a metà strada tra giustizia e sanità? In questi giorni, Belgiorno è stato arrestato e tradotto nel carcere di Secondigliano, dove deve scontare un residuo di una vecchia condanna per fatti di camorra. Il suo fine pena scadrebbe l'undici settembre anche se, con il calcolo della cosiddetta buona condotta, dovrebbe essere scarcerato con largo anticipo.
Difeso dal penalista napoletano Raffaele Chiummariello, Belgiorno non ha ottenuto al momento risposte. tanto da incassare una sorta di beffa. In mancanza di informazioni, per lui l'udienza è stata fissata addirittura ad ottobre, quando ormai il residuo di pena sarà già scontato da tempo. Eppure - fa notare il legale di parte - ci dovrebbe essere un raccordo tra le autorità giudiziarie, dal momento che pochi mesi fa il Riesame aveva stabilito, anche in seguito a una perizia disposta dai giudici, che Belgiorno non può rimanere detenuto in un carcere italiano. Si tratta di un documento prodotto dinanzi ai giudici di Sorveglianza, a cui spetta il compito di intervenire, di fronte alla particolare gravità delle sue condizioni.
Stando a quanto emerso finora, è stato ancora l'avvocato Chiummariello a chiedere un incontro ai giudici di Sorveglianza, ma come è ormai noto da tempo, si tratta di una sezione particolarmente gravata da fascicoli, al netto di risorse ridotte al minimo. Indicato come killer della camorra scissionista, Belgiorno ora è in attesa di una risposta da parte delle istituzioni, in sospeso tra due provvedimenti: da un lato quello del Tribunale del Riesame, che gli ha concesso gli arresti domiciliari, di fronte alle sue gravi condizioni dì salute; dall'altro quello che ripristina il suo arresto in carcere, in attesa che la sorveglianza intervenga sul suo caso.










