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di Dario del Porto

La Repubblica, 15 luglio 2024

Associazioni, volontari e professionisti contrari alla delocalizzazione dell’istituto dove si svolgono attività per il recupero dei minori. “Nisida costituisce, da sempre, un simbolo, il più rappresentativo, dei percorsi di recupero dei minori”, avverte il presidente del Tribunale per i minorenni di Salerno Piero Avallone. Il magistrato scuote il capo davanti all’ipotesi, raccontata ieri da Repubblica, di una delocalizzazione del carcere minorile che ha ispirato “Mare fuori” nell’ambito degli interventi risanamento dell’area di Bagnoli. “Non entro nel merito delle scelte della politica, mi limito a ricordare che Nisida è un luogo dove i ragazzi sono quotidianamente coinvolti in progetti, corsi e attività con risultati apprezzati non solo in Italia. Non a caso ne parlò anche Eduardo De Filippo”, sottolinea Avallone.

Per don Tonino Palmese, garante comunale per i detenuti, “Nisida è un paradosso: la bellezza che contiene fatti terribili. Ma proprio grazie a questa bellezza è possibile aiutare i ragazzi a rivolgere lo sguardo verso il bene”. L’avvocata Mara Esposito Gonella, presidente della onlus “Carcere possibile”, argomenta: “Ben venga la riqualificazione dell’area di Bagnoli, purché si concentri sulle zone tristemente danneggiate dagli insediamenti industriali dismessi. Si tenga invece lontana dalla realtà penitenziaria di Nisida, baluardo di una realtà detentiva minorile indiscutibilmente “fiore all’occhiello”, contrapposto agli orrori che ogni giorno siamo costretti a constatare”.

Oggi l’istituto penale minorile di Nisida ospita 67 detenuti. L’area è sottoposta a vincoli architettonici, ambientali e storici, dunque la possibilità concreta di destinare la zona ad attività turistica appare piuttosto remota. Ciò nonostante, ricorda il penalista Domenico Ciruzzi, “da anni ogni tanto qualcuno propone di realizzare un porto turistico o un albergo a cinque stelle. Ma lo sradicamento di tanti anni di battaglie in difesa dei minori disagiati, che se ben guidati a Nisida possono addolcirsi l’anima, sarebbe davvero una ignominia”. Silvia Ricciardi, dell’associazione Jonathan, argomenta: “Nisida non è solo un carcere, ma un istituto dove si svolgono tanti progetti per i ragazzi a rischio. Un luogo simbolico e magico che, a determinate condizioni, è rimasto accessibile alla città. Non riesco ad immaginarlo diversamente. Non avrebbe alcun senso. E poi, mi chiedo, perché?”.

Non nasconde il suo disappunto Paolo Battimiello, della fondazione “Il meglio di te”. “Ancora una volta il potere economico dimostra di infischiarsene dei ragazzi. Si ragiona solo in modo personalistico, senza tenere conto del percorso dei minori e degli adulti che ogni giorno vanno a Nisida non per salvarli, ma per indicare loro un altro modo di vedere la vita, il quotidiano e la bellezza del posto dove si abita”.

Le carceri, anche quelle minorili, evidenzia Mara Esposito Gonella “sono un inferno in terra - il Beccaria ne è l’esempio - e solo una deprecabile insensibilità governativa a livello centrale e locale potrebbe, in modo cieco e ottuso, privare la popolazione detentiva minorile dell’unico luogo di reale e concreto recupero, possibile grazie anche e soprattutto alla capacità di chi dirige l’istituto ed alla bellezza della natura che lo circonda”.

Battimiello vede nel disegno di chiusura del carcere di “Mare fuori” “il volontariato che viene schiacciato dagli interessi economici. Qualcosa che è stata costruita negli anni viene distrutta senza curarsi delle persone. E ancora una volta, i diritti dei grandi fagocitano quelli dei piccoli”.