di Walter Medolla
Corriere del Mezzogiorno, 29 agosto 2019
La denuncia dei residenti dei condomini limitrofi al carcere: salgono sui muretti e parlano. Fa discutere la notizia di colloqui non autorizzati tra detenuti del carcere di Poggioreale e i loro familiari, che avverrebbero dalla strada, attraverso una finestra dell'istituto di pena. Comunicazioni a distanza dal cortile-giardino di un condominio che sorge di fronte al carcere.
Non c'è pace per il carcere di Poggioreale. Dopo la rissa tra detenuti, il dossier del garante nazionale delle persone private della liberta che lo ha definito un "luogo inumano" e l'evasione del polacco accusato di omicidio, la Casa Circondariale si ritrova a essere di nuovo sotto i riflettori.
Questa volta a far discutere è la notizia di colloqui non autorizzati tra detenuti e i loro familiari che avverrebbero direttamente dalla strada, attraverso una finestra dell'istituto di pena. Un po' come accadeva in passato, quando le cantate a fronda di limone animavano le notti attorno alle carceri napoletane per portare messaggi, saluti e informazioni. Le comunicazioni a distanza avvengono da uno spazio condominiale di un palazzo che sorge di fronte al carcere, qui i parenti dei detenuti iniziano a parlare a distanza con i propri congiunti, godendo di una visuale particolarmente privilegiata.
Il condominio in questione è quello di via Poggioreale 33, uno stabile abitato da oltre 100 famiglie con parcheggi e spazi in comune. Proprio entrando nella zona riservata alle auto del parco privato, i congiunti dei detenuti, salendo sul muretto di recinzione che delimita la proprietà, hanno la visuale giusta per dialogare con i parenti ristretti. "Più che veri e propri colloqui - spiega Alberto, uno degli inquilini del palazzo che preferisce non dirci il suo cognome - stabiliscono un contatto visivo. Urlano, si salutano sventolando fazzoletti. Non fanno lunghi discorsi, ma danno informazioni sulla situazione a casa e sui loro fatti personali".
I colloqui sono continui durante tutto l'arco della giornata ed è come se vi fossero degli appuntamenti fissati. "Si mettono nel vialetto laterale del nostro parco - spiega una donna che pure abita nel palazzo e che preferisce non fornire le sue gene- dove godono di una buona vista e dopo pochi minuti iniziano a parlarsi. Non aspettano molto, è come se avessero un appuntamento con la persona che è reclusa. E poi dal carcere si affacciano sempre dalla stessa finestra, quella che noi abbiamo individuato essere l'infermeria".
Una prassi che va avanti da tempo e che è stata segnalata anche alle forze dell'ordine. "Abbiamo chiesto in maniera informale a polizia e carabinieri - racconta Alberto - e ci hanno detto che non è ravvisabile nessun reato, forse solo quello di violazione della proprietà privata. Intanto questa storia incredibile perdura e noi siamo disperati. Siamo stanchi di queste continue invasioni". Episodi dello stesso tenore si verificano anche lateralmente al carcere di Poggioreale, in via Biscardi, proprio all'esterno del Palazzo di Giustizia.
Anche qui, soprattutto in tarda serata quando la zona è poco trafficata, familiari dei detenuti si fermano in strada e, o in piedi sugli scooter o sui cofani delle auto, iniziano questi colloqui a distanza con mariti, genitori o figli. "Naturalmente sono quasi sempre donne, adulte o giovani - spiega il signor Alberto - e noi non sappiamo più cosa dirgli, a volte ci rispondono anche male. Ma ora siamo veramente stanchi".
Della situazione si è interessato il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli che ha deciso di scrivere alla direzione del carcere per chiarimenti. "Dinanzi ad una segnalazione tanto grave e circostanziata - ha spiegato il consigliere dei Verdi - abbiamo inviato una nota alla direzione della struttura chiedendo di effettuare le verifiche del caso. Qualora queste ultime confermassero quanto descritto dal cittadino saremmo di fronte ad un fatto eccezionalmente grave che determinerebbe l'insorgere di una responsabilità disciplinare a carico di chi permette ai detenuti di colloquiare con soggetti esterni al carcere al di fuori delle modalità previste dalla legge".










