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di Antonio Averaimo

 

Avvenire, 19 giugno 2019

 

I dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria parlano da soli: 2.296 detenuti a fronte di una capienza di 1.638, ovvero un tasso di sovraffollamento del 140 per cento. Basta questo per fare del carcere napoletano di Poggioreale una bomba a orologeria pronta a esplodere in qualsiasi momento.

Le cronache degli ultimi giorni parlano di una violenta rivolta scoppiata domenica nel padiglione Salerno a causa delle condizioni di salute preoccupanti di un detenuto. Ma è facile vedere dietro la protesta- e lo ha ammesso lo stesso capo del Dap Francesco Basentini, che lunedì ha visitato il carcere - l'insofferenza per le condizioni di vita nel penitenziario partenopeo, il più sovraffollato d'Italia.

"Quello del sovraffollamento è un problema che accomuna molte carceri - afferma Ciro Auricchio, segretario regionale dell'Unione sindacale della Polizia penitenziaria della Campania-. Poggioreale però è un caso limite, con 800 detenuti in più rispetto alla capienza".

A questo va a sommarsi "la carenza di agenti: in tutta la Regione ne mancano 600, a Poggioreale 200". "Quanto accaduto - sostiene Vincenzo Palmieri, segretario regionale campano dell'Osapp - è stato il culmine di problemi che esistono da tempo. Si pone anche un problema di sicurezza per gli agenti di Polizia penitenziaria".

Il rischio di "una nuova pro - testa è dietro l'angolo", denuncia Pietro Ioia, presidente dell'Associazione degli ex detenuti. Non è la prima volta che si verificano disordini fuori e dentro le mura dell'istituto. Nel febbraio scorso, i parenti di un detenuto - deceduto all'interno del carcere per le complicazioni di un'influenza - e gli altri detenuti portarono avanti per diversi giorni una clamorosa protesta contro le condizioni disumane in cui scontano la loro pena.

Domenica, invece - e qui il condizionale è d'obbligo, vista la riservatezza che circonda gli ambienti carcerari - l'intero padiglione in cui è andata in scena la rivolta dei detenuti sarebbe stato letteralmente devastato. Il caldo torrido degli ultimi giorni certamente complica tutto. Infatti, proprio nei giorni precedenti alla rivolta, il Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, raccogliendo le denunce provenienti dalle carceri della regione aveva denunciato la carenza di acqua corrente e altri disservizi: uno scenario che si ripresenta puntuale ogni anno.

La legge introdotta nel 2010 sull'esecuzione domiciliare delle pene - che ha consentito di scontare presso la propria abitazione o in altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza, la pena detentiva non superiore a 18 mesi - non ha prodotto significativi miglioramenti a Poggioreale e nelle altre carceri sovraffollate. Celle affollate, mancanza di attività, alto numero di suicidi e casi di malasanità in carcere fanno di Poggioreale un caso emblematico di tutti i limiti del sistema carcerario italiano.

"Già c'è il problema del sovraffollamento - spiega il Garante dei detenuti della Campania. A questo si deve aggiungere il fatto che due padiglioni e mezzo sono inagibili. I detenuti sono dunque costretti a vivere come bestie. Sono stati stanziati dal ministero delle Infrastrutture 12 milioni di euro già trasferiti al provveditorato regionale alle Opere pubbliche.

La soprintendenza ha fatto un sopralluogo, ma i lavori rischiano di iniziare tra due anni. Non possiamo continuare a comprimere più di 2.400 persone. Propongo di nominare un commissario ad acta con l'obiettivo di coniugare efficacia ed efficienza".

Per Ciambriello c'è un'unica soluzione al problema: "Emettere pene alternative al carcere. Solo 892 detenuti di Poggioreale sono condannati in via definitiva. Potremmo limitare la custodia cautelare solo ai reati gravi". Intanto il Dap ha comunicato l'avvio di interventi immediati nel padiglione interessato dalla protesta di domenica. Ma la tensione a Poggioreale resta altissima.