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di Raffaele Sardo

La Repubblica, 27 luglio 2025

Un’ampia distesa di girasoli colorati che sale verso il cielo. È il murale che accoglie da oggi chi varca la soglia del carcere “Pasquale Mandato” di Secondigliano e che ha come titolo “Non Invano hanno soffiato i venti”, ispirato ad una poesia di Sergej Aleksandrovic Esenin. Questi versi, intrisi di dolore e bellezza, hanno fatto da seme al progetto artistico e umano che oggi si fa visibile su uno dei padiglioni del carcere. Il murale, realizzato dal collettivo artistico Orticanoodles con il coordinamento di Inward - Osservatorio nazionale sulla creatività urbana, diretto da Luca Borriello, è realizzato su due facciate: Una visibile dall’esterno, rivolta alla città di Napoli, l’altra che si affaccia sul cortile interno e può essere contemplata dai detenuti. Una doppia prospettiva che unisce l’interno e l’esterno, chi è recluso e chi è libero, in un gesto di apertura, ascolto e riconciliazione.

L’opera, inaugurata stamattina, nasce dalla volontà della Fondazione Polis della Regione Campania, presieduta da don Tonino Palmese, di trasformare la memoria in speranza, il lutto in seme di giustizia. Inserito in un percorso di giustizia riparativa, il murale ha coinvolto detenuti del carcere, familiari delle vittime innocenti, Libera, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime e il Garante regionale Samuele Ciambriello.

La direttrice del carcere, Giulia Russo, a capo di uno dei più grandi istituti penitenziari d’Italia, ha parlato della complessità della struttura che dirige: un carcere con circa 1.500 detenuti, di cui 950 sottoposti al regime di alta sicurezza, affiliati alle principali organizzazioni criminali del paese - dalla camorra alla mafia, dalla ‘ndrangheta alla Sacra Corona Unita, fino all’Anonima Sarda. “Questo murale - ha sostenuto la direttrice - - non è solo arte, è il punto finale di un lavoro profondo con i nostri detenuti verso la giustizia riparativa.” Ha ricordato le visite di Lucia Borsellino, Maria Grazia Mandato e tanti altri familiari di vittime innocenti. Russo, ha parlato anche del significato più alto della riconciliazione: “Il perdono non si chiede semplicemente, si può dare solo se chi lo chiede ha fatto un percorso di autocoscienza. Questa è la misura etica più alta di una società civile”.

Visibilmente commosso, don Tonino Palmese ha definito l’inaugurazione “una delle giornate più belle” della sua vita. Ha parlato della potenza trasformativa del lutto e della rigenerazione, vissuti anche all’interno del carcere: “Ho visto lacrime di riabilitazione e risurrezione. Il carcere può essere luogo di speranza, se lo si guarda con occhi capaci di vedere oltre la colpa”.

Con un intervento appassionato e provocatorio Nel suo intervento, don Tonino Palmese ha condiviso una riflessione profonda sul significato della “autorità debole”: quella che non si impone, ma che nasce dal dolore vissuto e dalla dignità conservata. “Obbediamo a Dio non perché è il capo dei capi, ma perché è un’autorità debole”, ha detto. Ed è così che, con lo stesso spirito, afferma di “obbedire” ai familiari delle vittime e ai detenuti, riconoscendoli come portatori di una verità fondata sulla sofferenza e sul cambiamento.

Ha raccontato un rituale personale, intimo: i tre baci alla madre negli ultimi tempi della sua vita - sulla fronte, sulla pancia, sui piedi - come segno di gratitudine per averlo pensato, accolto e servito. “Credo sia lì che ho imparato l’importanza dell’autorità debole”, ha confessato con tono emozionato. Don Tonino ha poi ricordato come le vittime avrebbero avuto ogni diritto di chiudersi nel dolore e nel rancore, ma hanno invece scelto di donarsi, di partecipare, di costruire ponti. Ha pronunciato con rispetto e riconoscenza i nomi di molti familiari presenti, evidenziando come la loro presenza non sia un gesto di perdono, ma di generosità umana. “Se il perdono verrà, sarà gioia. Se non verrà, sarà noia. Ma quello che conta è che oggi loro sono qui, e si sono donati”, ha concluso.

Per Bruno Vallefuoco - familiare di vittima, IL murale “Non invano” esprime un dolore che accomuna: “La tempesta non l’ha vissuta solo chi è stato vittima, ma anche chi si trova dall’altra parte”, riconoscendo nei detenuti un percorso umano che può condividere il peso della sofferenza e della trasformazione. Nel suo intervento, Giuseppe Granata, presidente del Coordinamento Familiari Vittime Innocenti, ha espresso con forza la volontà non solo di ricordare, ma di trasformare il dolore in azione civica. Granata ha evidenziato il lavoro della Fondazione Polis, nata accanto all’associazione dei familiari fondata nel 2007, e ha ringraziato con calore don Tonino Palmese per il suo contributo generoso e disinteressato.

All’iniziativa erano presenti, tra gli altri, diversi familiari di vittime innocenti, gli autori del murale, Andrea e Walter, Maria Grazia Mandato, figlia di Pasquale a cui è intitolato il carcere e i vertici di Carabinieri, finanza, polizia, esercito e polizia penitenziaria. Al dibattito che ne è seguito, hanno portato il loro contributo anche la senatrice Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato del Movimento 5 Stelle, Luca Borriello, direttore Inward, Osservatorio nazionale sulla creatività urbana, don Enzo Cozzolino - Parroco di S. Sebastiano Martire - San Sebastiano al Vesuvio, Maria Rosaria Covelli, presidente della Corte d’Appello, Lucia Castellano, provveditore regionale per la Campania del Ministero della Giustizia, Patrizia Mirra, presidente del Tribunale di Sorveglianza e alcuni detenuti del carcere di Secondigliano.