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di Dario De Martino

Il Mattino, 9 ottobre 2024

Per il terzo anno consecutivo il giornale entra a Poggioreale e Secondigliano. “Carcere, parole in libertà” si rinnova e si rafforza. L’iniziativa del “Mattino” che dà voce ai detenuti di Poggioreale e di Secondigliano è stata rinnovata ufficialmente ieri con una conferenza stampa che ha riunito tutti i protagonisti nella sede consiglio regionale della Campania. Il progetto ha aperto una finestra sul mondo ai detenuti e ha dato la possibilità ai lettori di guardare con occhio diverso alla realtà del carcere e ai suoi ospiti. Per il terzo anno, quindi, nelle case circondariali arriveranno le copie del giornale e ogni settimana, come i nostri lettori più affezionati già sanno, ci sarà una pagina dedicata agli articoli che arriveranno dai detenuti, frutto dell’attività di laboratorio svolta all’interno del carcere. Un’iniziativa apprezzata dai detenuti, dai loro garanti, dalla società civile, dal mondo della politica e pure dai lettori del “Mattino”.

E per questo il protocollo d’intesa che suggella il prosieguo dell’esperienza è stato firmato con soddisfazione da tutte le realtà protagoniste: il garante regionale dei detenuti, la Fondazione Banco di Napoli che finanzia il progetto, la fondazione Polis, le case circondariali di Poggioreale e Secondigliano e ovviamente il “Mattino”. “Il Mattino ha aderito a questo progetto per il suo valore sociale. Il carcere è il luogo dove il detenuto, a seconda del reato commesso, deve scontare la pena prevista, ma è anche il luogo dove va garantita la dignità e la volontà di ricostruirsi nell’ottica di un reinserimento sociale”, ha spiegato Roberto Napoletano. “Il carcere - ha aggiunto il direttore del “Mattino” - non può essere un luogo di condanna per sempre. La pena deve essere scontata ma in essa è necessario che ci siano anche lo studio, l’educazione e la formazione. Elementi che aiutano a capire anche le colpe commesse e possono contribuire a far nascere una persona nuova. E noi questa speranza non dobbiamo toglierla”.

E proprio a questo senso di speranza si riferisce Samuele Ciambriello quando parla di tutti i protagonisti dell’iniziativa come di “pellegrini dell’utopia”. Il garante regionale chiama i detenuti “diversamente liberi” e spiega come in questi due anni “attraverso la lettura del giornale e la discussione che ne scaturisce, siano riusciti ad andare oltre le mura, interessandosi e ponendosi domande su quello che succedeva dall’altra parte del mondo”. Samuele Ciambriello ci ha tenuto a ringraziare pubblicamente “i volontari che da ogni settimana, ormai già da due anni, per due ore a settimana hanno trasformato, grazie a questa esperienza, degli spazi comuni in una redazione vera e propria dove discutere e ragionare su quello accade e sui progetti per il futuro”.

Pienamente soddisfatto anche Orazio Abbamonte, presidente della fondazione Banco di Napoli: “Questa iniziativa si rivolge a persone che, per tanti motivi, hanno perso o non hanno mai acquisito a pieno il senso della civitas del vivere in comune. Noi confidiamo che con questo progetto possano sollecitarsi un esercizio responsabile della libertà di pensiero che equivale a sentirsi più cittadini”. “Tra i nostri scopi - ha detto invece il presidente della fondazione Polis don Tonino Palmese - c’è quello di far incontrare il mondo delle vittime con quello dei colpevoli e di far uscire entrambi dalle proprie condizioni. In questa ottica, l’iniziativa del “Mattino” ha un profondo significato teso a favorire il pieno coinvolgimento sociale”.

Tra i prossimi obiettivi del progetto - lo ha svelato Ciambriello durante l’appuntamento di ieri - c’è anche quello della pubblicazione di un libro che raccolga alcuni degli articoli pubblicati in questi anni. D’altronde, ed è forse l’aspetto più importante, il progetto coinvolge ed entusiasma i detenuti. “Ho imparato con la mia esperienza che quando un’iniziativa non interessa viene abbandonata per scarsa partecipazione. Invece questo progetto ha raccolto e continua a raccogliere tante adesioni”, ha spiegato Carlo Berdini. Il numero uno del carcere di Poggioreale ha aggiunto: “Il periodo di detenzione deve essere utile. Per far ciò c’è bisogno di attività formative e questa è una delle più valide. I partecipanti non si sono limitati a parlare dei problemi del carcere, ma dei vari temi di attualità della nostra società”.

Sulla stessa scia la direttrice del carcere di Secondigliano Giulia Russo: “Con questa iniziativa i detenuti hanno imparato a leggere un giornale andando oltre gli articoli di cronaca nera e giudiziaria. Dare loro questa opportunità significa dargli l’occasione di partecipare da cittadino alla vita della società. È questa prospettiva che ha fatto sì che il progetto fosse apprezzato”. Il presidente del consiglio regionale Gennaro Oliviero ha chiuso l’evento sottolineando “la positività dell’iniziativa che dà l’occasione ai detenuti di esprimere il proprio pensiero e di partecipare al dibattito della società campana”.