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di Andrea Laffranchi

Corriere della Sera, 20 aprile 2022

L’incontro con i ragazzi a Napoli dopo le tappe di Palermo e Roma. “Abbattute le barriere del disco”. La collaborazione con le scuole per i murales di Giulio Rosk.

Gli occhi di Raffaele sorridono. Da sotto la visiera del cappellino da baseball, lo sguardo segue la mano di Cesare Cremonini che gli mostra il suo ritratto oversize: sedici metri per cinque, l’intera facciata di un palazzo del rione in cui vive, il Ponticelli di Napoli. Lo ha dipinto lo street artist Giulio Rosk. Qualche compagno di classe lo prende in giro. “Raffael’, ‘o famos’”. “Un giorno mi piacerebbe portare qui i miei figli e fargli vedere come ero da piccolo”, commenta l’undicenne.

Il murale è parte del progetto “Io vorrei”, un’idea con la quale Cesare Cremonini ha cercato di allargare i confini del suo ultimo album “La ragazza del futuro”. L’idea è quella di portare della street art in quartieri difficili e di avviare attività di recupero in collaborazione con le scuole. Tre le tappe sinora realizzate - il Ponticelli, lo Sperone di Palermo e Roma Ostia - con dei laboratori creativi nelle scuole di quartiere che si sono conclusi con i ritratti di Gaia Laurendino, Diana Beretta e Raffaele Giusti, firmati da Rosk.

La “dimensione collettiva” - “Ho abbattuto le barriere del disco - spiega Cremonini - per fare arte attraverso l’utilizzo di un multi-linguaggio, che in una società frammentata come la nostra è sempre più necessario per riuscire ad arrivare a chi ti ascolta e superare i confini in cui un singolo media ti imprigiona. È inconcepibile alla mia età e con 22 anni di carriera sulle spalle non pensare a una dimensione collettiva dell’arte, a una visione del mondo che includa nelle canzoni qualcosa di più largo della nostra intimità. Partire da un disco per arrivare qui vale più di un post su Instagram per celebrare il numero 1 di una canzone in radio. E Giulio è il mio compagno di sogni”.

I sogni li hanno anche i bambini. “Paura”, “Non sicuro”, “Il campetto non si può usare”: ecco come quelli del plesso Petrone IC 88° Circolo De Filippo vedono Ponticelli. Sono una settantina, dalla materna alle scuole medie, cercati porta a porta all’inizio di ogni anno scolastico dalla preside Concetta Stramacchia nelle palazzine occupate di un quartiere che è terra di faide di camorra, di quelle che lasciano sul campo i morti. I ragazzi hanno anche provato a immaginarselo diverso il rione: hanno sovrapposto alle foto di scorci degradati, coloratissimi progetti di riqualificazione a loro misura. Altalene e parchi giochi fra le strade piene di buche, cassonetti per la raccolta differenziata al posto dei rifiuti abbandonati. “Io vorrei un campo di calcio per giocare con i miei amici e pensare di essere come Insigne, il mio campione preferito”, dice Raffaele.

Il progetto non si ferma all’arte. Sono previsti degli interventi di riqualificazione mirati in funzione delle richieste e delle esigenze dei singoli istituti. Per lasciare qualcosa che rimanga: una mensa, un cortile sicuro dove poter giocare, aule studio per le attività pomeridiane... Idee e iniziative che verranno concretizzate nei prossimi mesi. “Condividiamo l’obiettivo di prenderci cura del miglioramento del contesto urbano delle nostre città, pensando soprattutto alle generazioni più giovani, che in quel contesto vivono e costruiscono il loro futuro”, spiega Alessandro Scarfò, ad e dg di Intesa Sanpaolo Assicura, il partner che finanzia le operazioni.

Cesare Cremonini ascolta storie e racconti. “È stato uno schiaffo capire che in alcuni quartieri - dice - la presenza di uno famoso non solo è inaspettata ma la si ritiene impossibile: venire qui, anche se magari non mi conoscono, è un segnale di attenzione ai luoghi e alle persone, un tentativo di farli sentire speciali in un mondo che in cui non pensano di poter essere al centro dell’attenzione”.

Il riconoscimento - Si sono sentite sotto la luce dei riflettori le scuole coinvolte. “Ciascuno cresce solo se sognato, dice una poesia di Danilo Dolci. È stata una lezione di riconoscimento del quartiere e della comunità. Più che quartieri con bisogni speciali, mi piace definirli quartieri con diritti speciali, hanno bisogno di amore e cura”, spiega Antonella di Bartolo, preside dell’Istituto comprensivo Pertini allo Sperone di Palermo, donna con una forza contagiosa che lavora in quartiere in mano alla mafia e assediato dallo spaccio spesso affidato ai minori. La sua sintesi si commenta da sola: “Qui non ci sono centri per servizi sociali o strutture sportive, manca l’asilo nido che servirebbe tremila bambini, nemmeno una piazza. Persino il mare di fronte non è balneabile: una negazione simbolica dell’orizzonte. La scuola è il solo punto riferimento e pensandola come incubatrice di futuro e punto di partenza per altre attività in dieci anni siamo riusciti a ridurre la dispersione scolastica dal 27 al tre per cento”.

Per realizzare i murales Giulio Rosk ha passato una settimana in ogni quartiere, con rullo e bombolette, appeso a una piattaforma meccanica: “La street art è legata alle realtà di periferia, a questi non-luoghi di cui conosco bene le problematiche ma anche il lato bello. Che può essere anche il dettaglio della signora che ti porta tutte le mattine caffè e brioche e magari ha il pigiama strappato… Accendere i riflettori fa emergere il bello delle periferie”.

Girare fra le aule, ascoltare i bambini cantare in coro La ragazza del futuro riaccende la memoria a Cesare Cremonini. “Vengo da un contesto sociale - racconta il musicista - dove si può scegliere quale scuola fare e la scelta è anche specchio delle ambizioni familiari. Penso che l’istruzione vada oltre il fatto di essere un diritto. In queste esperienze ho percepito una trincea di dignità, qualcosa che divide il bene dal male, un luogo di protezione in cui vai volentieri perché offre sicurezza da altri problemi”.

Sguardo al futuro - Anche i ragazzi sono rimasti colpiti: “La sua presenza ha acceso gli studenti. Un exemplum vitae che stimolato riflessioni nei ragazzi. Dopo la sua visita un ragazzo mi ha detto che questo progetto gli ha dato forza emotiva e psicologica per aprire gli occhi e venire a scuola con un’altra consapevolezza”, spiega Carla Gentili, vicepreside del liceo Anco Marzio di Ostia.

Cremonini incrocia lo sguardo del ritratto di Raffaele. “Il suo, come quello degli altri, è rivolto verso il futuro, ma trasmette emozioni varie e spaziose, anche il sentirsi giudicato magari, a chi passa, una mamma, un ragazzo, un poliziotto... Credo nella collaborazione fra generazioni per guardare al futuro dalla stessa prospettiva e con questo progetto cerco di allungare le braccia verso i ragazzi”.