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di Fulvio Bufi

 

Corriere della Sera, 1 giugno 2019

 

Scompare la Fulgor. Il campione olimpico di boxe: "Tristezza infinita". Lo sport napoletano ha alcuni posti che ne hanno fatto la storia. Il San Paolo lo conoscono tutti, e molti ricordano che ai tempi di Diego Armando Maradona in certe partite l'esultanza del pubblico faceva alterare i diagrammi dei sismografi. Oggi non più, ma almeno lo stadio è lì e la speranza del terzo scudetto si rinnova a ogni stagione.

Altri luoghi simbolo, invece, hanno fatto una brutta fine: la Sala d'Armi del Collana, dove sono cresciute generazioni di schermidori olimpionici, non esiste più, e solo l'impegno personale del pluri-medagliato Sandro Cuomo consente di mantenere vivo il nome di una scuola tra le più importanti non solo d'Italia. L'ippodromo di Agnano continua a riproporre ogni anno il Gran Premio Lotteria, ma ormai è un appuntamento per pochi intimi, e magari mancasse soltanto la mondanità d'un tempo: sono i grandi nomi dell'ippica che non ci sono più. La Capri-Napoli è una nuotata che non raduna più nessuno sul lungomare ad aspettare l'arrivo degli immancabili vincitori egiziani, e dello stadio Albricci che vide i trionfi rugbistici della Partenope di Elio Fusco, i più giovani non sanno nemmeno l'esistenza.

Cinquant'anni di storia - Restava forse un solo posto dove ancora ci si poteva illudere che il tempo dello sport non fosse passato. Dove il rumore dei pugni sul sacco, gli impulsi sonori del timer segnatempo, il sibilo cadenzato della corda che ruota nell'aria, erano rimasti uguali da sempre. E soprattutto erano rimasti: c'erano ogni giorno. Da oggi non ci sono più. La Fulgor, la palestra dove maestri di boxe e di lealtà come Geppino Silvestri e Antonio D'Alessandro hanno insegnato a tirare a Patrizio Oliva e Ciro De Leva e Salvatore Bottiglieri è costretta a smantellare.

La sede di via Goethe, a due passi da piazza Municipio, dove la società era approdata dopo aver lasciato gli antichi locali di via Roma, abbassa la saracinesca. Il titolare, Gennaro Carbonara, rimasto da solo a tenere in piedi l'attività dopo che gli altri soci hanno via via gettato la spugna, vuole a tutti i costi ricominciare altrove, trovare altri spazi dove rimontare sacchi e ring, e non buttare all'aria cinquant'anni di storia. Magari ci riuscirà, ma comunque la Fulgor non sarà più la palestra del centro di Napoli, quella dove i bambini dei Quartieri spagnoli potevano andare a fare sport senza dover pagare, e imparare che i pugni si tirano solo su un quadrato, e mai per strada.

I conti - Ne sono passati tantissimi per quella palestra. E si sono innamorati del pugilato o degli altri sport da combattimento che qui sono arrivati quando ancora nessuno li conosceva, come la muay thai, portata dal maestro Decio Pasqua. Ci è tornato Patrizio Oliva ad allenare ("È una tristezza infinita sapere che quella palestra non ci sarà più", dice ora), e ci sono passati anche attori di serie girate a Napoli, venuti con gli stunt coordinator per imparare movimenti da eseguire poi sul set. Ma niente è bastato per tenere in piedi una struttura dove il fitness, quello delle schede pettorali-glutei-addominali, rappresentava l'unica e obbligata fonte di guadagno per poter allenare gratuitamente gli agonisti della boxe e per pagare il mutuo concesso dal Credito Sportivo per l'acquisto dei locali, e gli stipendi ai tecnici.

Ma a trenta metri esatti dalla Fulgor da quattro anni c'è una palestra di quelle appartenenti a una catena internazionale. È ospitata al primo piano di un albergo tra i più centrali di Napoli, e ci si può iscrivere pagando 20 euro al mese. Tutti quelli che andavano a via Goethe solo per tenersi in forma si sono spostati rapidamente e alla Fulgor i conti non sono più tornati. "Noi facciamo tutto in regola", dice Carbonara. "L'ho segnalato a tutti: vigili urbani, Vigili del fuoco, Comune, Asl, ma nessuno ha mai mosso un dito. È soltanto per questo che siamo costretti ad andarcene".