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di Mirella Armiero

Corriere del Mezzogiorno, 21 marzo 2023

La capo sceneggiatrice della fiction: l’idea mi venne vent’anni fa, nella quarta stagione grandi novità. Cristiana Farina si gode il momento. E ne ha tutti i motivi. C’è lei, con la sua tenacia, dietro il successo esplosivo di “Mare fuori”. Sua l’idea, nata tanto tempo fa e mai abbandonata. Con Maurizio Careddu, è capo sceneggiatrice della serie da record (domani sera su Raidue le ultime due puntate della terza stagione, su Raiplay e Netflix gli episodi precedenti) ed ora è alle prese con la scrittura della quarta stagione, che si girerà a maggio.

Ci dobbiamo aspettare colpi di scena? Saranno tagliati personaggi? “Qualcuno andrà via ma sarà per esigenze e scelte personali”. Niente spoiler, ovviamente. A parte il fatto che ci saranno nuove location. Ma la scena che gira sui social, con Ciro (redivivo) sullo sfondo della Piscina Mirabilis? È attendibile? “Non so proprio come si sia diffusa e da chi sia stata realizzata. Di certo nella sceneggiatura non c’è”. Più di tanto Cristiana Farina non si sbottona, dunque se del futuro della fiction non si può parlare allora guardiamo indietro. Come e quando è nata l’idea? “È una lunga gestazione, risale a vent’anni fa. Lavoravo a “Un posto al sole” e mi capitò di essere invitata nel carcere minorile di Nisida per tenere un corso di educazione all’immagine. Un progetto che mi prese molto, ho conosciuto tanti ragazzi, vedevamo film insieme, siamo andati anche a mare insieme. Da allora sono diventata amica del direttore dell’istituto, Gianluca Guida. E in particolare mi legai a un ragazzo che ho continuato a sentire per anni. Poi purtroppo ha sbagliato ancora, so che oggi è a Poggioreale. Ma in generale con tutti il rapporto era forte, loro hanno uno spasmodico bisogno dell’attenzione degli adulti, vogliono piacere. Il lavoro degli educatori è quasi eroico, la possibilità di riuscita è molto bassa. È importante però aprire altre finestre sulla vita per questi ragazzi. Quando escono fuori spesso trovano il nulla. Gli investimenti per loro sono ancora pochi. Per questo vorrei lanciare un appello accorato”. Quale? “Agli imprenditori (napoletani o no) affinché diano una mano a riportare in vita il teatro di Eduardo De Filippo a Nisida. Oggi è chiuso per infiltrazioni, andrebbe ristrutturato. Ci sono state richieste su richieste di fondi da parte dell’istituto, ma non è accaduto nulla. Io credo fermamente che la cultura sia un’ancora di salvezza. Il teatro è catarsi. Quella sala serve”.

In attesa che qualcuno si faccia avanti, torniamo alla serie. Qual è il segreto di questo successo così trasversale, che ha coinvolto giovani e adulti? “Devo dire che siamo molto ispirati. La fiction ha un’anima collettiva, da chi fa il casting (Marita d’Elia) fino ai registi e agli attori. Abbiamo un grande amore nei confronti dei personaggi, che abbiamo creato noi ma che si sono arricchiti grazie agli attori. Nel piatto hanno messo la loro verità, ci hanno sorpreso con le loro visioni e interpretazioni. La macchina ha funzionato, tutti ci hanno messo serietà e dedizione. E il pubblico ci ripaga. Ho visto che addirittura si fanno i tour nei luoghi di Mare fuori”.

Effettivamente basta passare davanti al Molo San Vincenzo, che nella serie è la sede dell’Ipm, per trovare a ogni ora del giorno gruppetti di giovanissimi fan, spesso ragazze, che immaginano di veder spuntare Carmine o Eduardo. “Sì, sono quasi fenomeni di fanatismo. Hanno sbalordito anche me. Credo dipenda da un bisogno di speranza, dal messaggio positivo della fiction che trasmette l’idea che chi sbaglia può trovare un’altra strada. Del resto, al di là dell’ambientazione in carcere, le storie dei protagonisti spesso sono vicende adolescenziali, legate a un’età in cui ci si sente persi, si desidera una libertà che spesso non si sa gestire”. Le differenze con “Gomorra”? “Lì si mette a fuoco il male, un grande prodotto creativo, ma la storia non offre speranza”. Eppure, anche in “Mare fuori” chi si redime può andare incontro alla fine, come accade a Gaetano... “La sua è una storia esemplare, lui fa un sacrificio estremo, ha talmente risolto il suo nodo interiore che accetta di morire pur di non mettere in pericolo i suoi genitori”.

Con “Mare fuori” è cambiata anche la fruizione della fiction. “I ragazzi non guardano la tv, su Raidue abbiamo avuto un risultato medio. Su Raiplay i risultati sono stati altissimi. Si deve tener conto del fatto che molti ragazzi guardano la serie sul cellulare. Netflix poi ha intercettato un pubblico diverso”.

Con tutte queste aspettative dei fan, come farete a girare la quarta stagione? “Non faccio parte della produzione, ma non vorrei essere nei loro panni. Io stessa sono stata all’Università Roma III con Serena De Ferrari, l’interprete di Viola. Siamo state prese d’assalto”. Con un compagno napoletano, Cristiana Farina in città è di casa. “Vengo spessissimo e trovo la città ancora autentica, nonostante l’impatto del turismo. Forse crea confusione, ma è un fenomeno che porta un’energia meno cupa e forse maggiore sicurezza. Io sono stata scippata tre volte negli anni passati. Ora mi pare vada meglio”.