di Davide Cerbotte
Il Mattino, 19 marzo 2024
Il bene più prezioso adesso non ha condizioni. “Vediamoci quando vuole, posso muovermi liberamente”, ti comunica con l’entusiasmo di un ragazzino che ha conquistato l’emancipazione. Liberamente, già: il senso di una rinascita sta tutto in questo avverbio.
Il carcere - “Fui arrestato nel 2014 per traffico di droga e associazione a delinquere: 26 anni di carcere che con il rito abbreviato sono stati ridotti a 16 e in appello a 12”, tiene la contabilità di un’esistenza interrotta Enzo Baldetti, 52 anni compiuti a novembre. “Appena entrai, andai ad iscrivermi a scuola, sono stato uno dei primi diplomati a Poggioreale. Subito dopo, la mia educatrice, la dottoressa Di Stefano, alla quale sarò per sempre riconoscente, mi propose di andare all’università. E, sapendo che avevo lavorato per una società che gestiva impianti di depurazione, mi consigliò il corso di Sviluppo sostenibile e reti territoriali, alla facoltà di Architettura. Così, nel 2019 sono stato trasferito al carcere di Secondigliano, che ospita un polo universitario”.
La svolta - Da quel momento la sua vita, come un imbuto rovesciato, si è allargata sempre di più. E con quella il respiro sul domani. Ogni mattina l’aspirante architetto parte dalla collina dei Camaldoli, dove da settembre è tornato a vivere con sua moglie e sua figlia e scendere fino a via Caracciolo per prestare servizio all’acquario della Stazione zoologica Anton Dohrn. Qui, dove il mare ti entra negli occhi e nelle narici, la libertà ha un sapore ancora più intenso. “Da luglio scorso ho ottenuto la semilibertà ai servizi sociali e, grazie ad una convenzione con il carcere, sono arrivato all’Anton Dohrn, dove mi occupo dell’alimentazione dei pesci e del controllo dei macchinari. Ho un contratto di tirocinio, spero tanto che venga prorogato”, confessa. “Lavoro dalle 9 alle 15, poi vado a prendere mia figlia a danza o a fare la spesa con mia moglie”, dice Baldetti, delineando il perimetro di una normalità che ha ricostruito con fatica.
Nuova vita - Il percorso di riabilitazione morale e culturale lo ha avvicinato anche ad un obiettivo che dieci anni fa sembrava impensabile: la laurea. “Ho fatto 14 esami, me ne mancano 4. Dovrei discutere la tesi a fine anno”, spiega, assaporando l’uscita dal purgatorio dopo anni amari nei quali non ha mai perso di vista un obiettivo: diventare un uomo nuovo. E l’investitura accademica potrebbe coincidere con un altro traguardo: il fine pena è fissato a settembre 2025, ma potrebbe essere anticipato. Anche adesso che tutto sta tornando a posto, però, arrivano i rimpianti a presentare il conto. “Mi è pesato molto sapere che mia figlia cresceva lontana da me: alla sua comunione non ci sono stato e non c’ero la prima volta che è andata in bicicletta. Niente potrà restituirmi quei giorni, ma oggi provo a riempire ogni vuoto”, assicura. In mezzo secolo, Enzo Baldetti ha vissuto due vite e forse qualcuna di più. E tra non molto ne inizierà un’altra, la più bella. “Il cambiamento è possibile, ma deve nascere dentro di te. A un certo punto mi sono guardato allo specchio e ho capito che era stato tutto sbagliato. Ho visto la parte buona di me, mi sono ritrovato”, ricorda il quasi ex detenuto. “Il carcere - aggiunge - mi ha insegnato a rispettare gli altri. Invece io, senza rendermene conto, sono stato parte di un sistema che uccide”. Ora che tutto è quasi passato, resta la voglia di ricominciare. Resta il presente, resta il futuro.










