di Sandro Di Domenico
vita.it, 5 novembre 2026
Nella darsena Acton della Marina militare, l’associazione Life - Scugnizzi a vela offre una seconda possibilità a ragazzi dai 16 ai 26 anni provenienti dal circuito della giustizia minorile. A guidarli Stefano Lanfranco: “Ci occupiamo di restauro e manutenzione di barche a vela storiche in legno appartenute alla Marina, e siamo sempre riusciti a fare in modo che una media di 5-6 ragazzi all’anno trovassero un posto come ormeggiatori o manutentori. Nell’ultimo anno, grazie al progetto “Un mare di lavoro” finanziato dalla Fondazione con il Sud, i numeri sono raddoppiati e stiamo riuscendo a inserire un ragazzo al mese”.
“Quando mi chiedono cos’è ‘Scugnizzi a vela’, rispondo: hai mai visto Mare fuori? Ecco. Qui si fa Mare fuori nella vita reale”. A parlare è Matteo Scognamiglio, 27 anni, studente di Management dello Sport e ultimo arrivato dell’equipaggio di Life - Scugnizzi a vela. E con “Qui” si intende il quartier generale della Marina militare di Napoli, dove viene girata la celebre serie televisiva Rai e dove l’associazione prova a dare una seconda occasione a chi ha fallito la prima.
Il mare dentro - Ragazze e ragazzi dai 16 ai 26 anni che hanno già conosciuto il giudizio di un tribunale. “Guaglioni problematici”, cui la lingua napoletana ha strappato l’etichetta sostituendola con quella senz’altro più affettuosa di “scugnizzi”. A metterli alla prova come marinai, mozzi, e carpentieri navali è Stefano Lanfranco, consulente d’azienda 57enne e comandante indiscusso della ciurma dal 2006. Ossia da quando per la prima volta ha avuto l’idea di portare il mare “dentro” la vita di questi giovani: “Ci occupiamo di restauro e manutenzione di barche a vela storiche in legno appartenute alla Marina, e siamo sempre riusciti a fare in modo che una media di 5-6 ragazzi all’anno trovassero un posto come ormeggiatori o manutentori. Nell’ultimo anno poi, grazie al progetto “Un mare di lavoro” finanziato dalla Fondazione con il Sud, i numeri sono raddoppiati e stiamo riuscendo a inserire praticamente un ragazzo al mese”. Non è un caso che il procuratore Nicola Gratteri abbia girato qui una puntata delle sue Lezioni di mafie, ma il reinserimento lavorativo è soltanto una parte delle attività.
La reputazione conquistata in questi 20 anni fa sì che gli Scugnizzi a vela non abbiano il tempo di specchiarsi. “Collaboriamo anche con la prima municipalità del Comune di Napoli”, conferma Lanfranco. “Ogni lunedì ad esempio usciamo in mare con i pazienti del dipartimento di salute mentale delle Asl Napoli 1 e 2. A settembre poi siamo stati impegnati come barca d’appoggio delle regate preliminari dell’America’s Cup e in questi giorni stiamo studiando il modo migliore per riuscire a intercettare il prossimo gruppo di ragazzi da coinvolgere nelle nostre iniziative. Vogliamo poter arrivare a tutti i giovani che vivono contesti familiari difficili a San Giovanni a Teduccio, dove abbiamo fondato di recente una nuova delegazione della Lega navale italiana”. Il giovane Scognamiglio è anche istruttore di nuoto e ricorda “la meraviglia dei ragazzini quando hanno visto per la prima volta un campo da pallanuoto allestito di fronte alla spiaggia di San Giovanni”.
Chi deve far quadrare i numeri dell’impresa è Giovanni Chianese, 46 anni, il “tattico” della compagnia. È lui a occuparsi della raccolta dei documenti, della partecipazione ai bandi e della rendicontazione finale di tutti i progetti. “Venti anni fa”, racconta, “la Marina ha deciso di accogliere il laboratorio “i mestieri del mare”, e oggi nella darsena Acton si svolge la maggior parte del nostro lavoro. Abbiamo protocolli d’intesa attivi con i servizi sociali, il tribunale dei minorenni e il tribunale di sorveglianza, con cui concordiamo percorsi di reinserimento per chi è già entrato nei circuiti penali. Il nostro target principale sono i giovani adulti che si trovano in quella fascia di età compresa fra il carcere minorile e il primo accesso al carcere dei grandi. Il nostro obiettivo è salvare questi ragazzi prima che entrino nell’università del crimine”.
In tuta da lavoro, brandendo pialla e scalpello, ci sono Antonio, Aurelio, Christian e Mario. Sono impegnati nel restauro di una pregiata biscaglina in legno. L’apprendimento avviene per imitazione. Il “comandante” Lanfranco, all’apparenza distratto, in realtà li osserva e poi interviene. Impartisce ordini chiari e precisi: “Ferma. Ora vi faccio vedere”. Mette mano con delicatezza e poi aggiunge: “Visto? Non c’è neanche bisogno di tanta forza”. A quel punto l’equipaggio esegue, con una specie di devozione.
È grazie alla manodopera di questi ragazzi e ragazze, provenienti dal circuito della giustizia minorile, che la flotta dell’associazione può contare al momento su ben quattro imbarcazioni, pronte a prendere il largo in qualsiasi momento. Si tratta della Elizabeth, un bialbero di 16 metri confiscato a trafficanti di esseri umani; della Bliss, una barca a vela di 9 metri confiscata dalla guardia di finanza ai narcos; del Castore, un’altra 9 metri ma della Marina, vincitrice per tre volte della prestigiosa “Tre Golfi”; e della nave scuola, costruita interamente in legno negli anni Settanta, ribattezzata “Matteo Caracciolini”. “L’abbiamo voluta chiamare così”, racconta Chianese, “in omaggio ai ‘caracciolini’, i ragazzi che Giulia Civita Franceschi accolse e avviò ai mestieri del mare sulla nave asilo ‘Caracciolo’ oltre un secolo fa, nel porto di Napoli”.
“Ci ispiriamo a quell’esperienza”, annuisce Lanfranco, sedendosi a una grossa scrivania alle cui spalle svetta la campana in bronzo che adornava proprio la “Caracciolo” al varo del 1869. “La prossima impresa? Con il supporto di sostenitori etici, della Marina e del Comune di Napoli stiamo terminando il restauro di una scialuppa dell’Amerigo Vespucci. È lunga 9 metri, con due alberi e dieci remi. Sarà pronta”, conclude Lanfranco, “per gennaio 2027”. A questo punto la domanda sorge spontanea: una volta in acqua, chi rema? “Gli scugnizzi, ovviamente”“.









