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La Repubblica, 2 giugno 2026

Il garante regionale, Samuele Ciambriello: “Una delle emergenze più grandi del sistema penitenziario italiano, con un tasso di mortalità che supera di gran lunga la media europea”. La scorsa notte un detenuto di origini marocchine di 27 anni è morto suicida nel carcere di Poggioreale. Si tratta del quarto caso registrato in Campania nel 2026. Lo rende noto il garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, che elenca i fattori di rischio suicidio per la popolazione carceraria: “Il sovraffollamento, fattori emotivi, fattori giudiziari, la solitudine, la vulnerabilità giovanile, soprattutto per queste persone la detenzione diventa un dolore insopportabile. Abbiamo bisogno di psicologi, di psichiatri” E “a proposito di psichiatri” chiede Ciambriello, “a Poggioreale da poco la Sanità sta utilizzando le prenotazioni su Smop per cui i tempi per effettuare le visite si allungheranno, perché?”.

“Dall’inizio dell’anno, in Campania con questo salgono a quattro i suicidi avvenuti negli istituti penitenziari campani, a cui si aggiungono altri tre morti (due dei quali per cause da accertare)”, aggiunge. “I suicidi nelle carceri rappresentano una delle emergenze più grandi del sistema penitenziario italiano, con un tasso di mortalità che supera di gran lunga la media europea - conclude il garante -. La politica, il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria fanno amplificare questo fenomeno visto il sovraffollamento cronico degli istituti di pena, delle condizioni di grave disagio psicologico vissuto dai detenuti e anche dalle condizioni inumane e degradanti. Occorre intervenire subito, se non ora, quando?”.

Sulla dolorosa vicenda interviene il Sappe, il sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria: “Saranno le indagini a fare luce sulla morte del detenuto. Al di là dell’esito degli accertamenti, l’episodio richiama inevitabilmente l’attenzione sulle gravi criticità che interessano l’istituto partenopeo, dove il sovraffollamento ha ormai raggiunto livelli allarmanti, con oltre 2.250 detenuti presenti, a fronte di una carenza di organico della Polizia Penitenziaria che supera le 200 unità”.

“Va riconosciuto il costante impegno della direttrice, Giulia Russo, - si legge nella nota - che, nonostante le gravi criticità continua a profondere ogni sforzo per garantire elevati livelli di sicurezza e assicurare ai detenuti adeguati percorsi trattamentali”. Il Sinappe richiama l’attenzione sul crescente fenomeno dell’introduzione illecita di sostanze stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari “che negli ultimi anni ha assunto modalità sempre più sofisticate e difficili da contrastare, anche con l’utilizzo di droni”.

“La necessità di rafforzare ulteriormente i sistemi di controllo e sicurezza penitenziaria, - ricorda la nota - in un contesto in cui la criminalità organizzata dimostra una costante capacità di adattamento delle proprie modalità operative, è stata più volte evidenziato anche dal procuratore Nicola Gratteri”. Per il segretario nazionale del Sinappe, Luigi Castaldo, “la morte di un detenuto rappresenta sempre un evento critico che impone profonde riflessioni” ed è “doveroso interrogarsi sulle condizioni del sistema penitenziario e sulle risorse necessarie per prevenire simili tragedie”. Per il segretario generale aggiunto, Vincenzo Santoriello, “maggiore personale significa maggiore sicurezza, ma anche migliori condizioni per il trattamento e la rieducazione della popolazione detenuta”.