di Antonio Mattone
Il Mattino, 6 gennaio 2021
Sedicenni tra i protagonisti della brutale aggressione al rider avvenuta la notte del primo dell'anno, documentata dal video che è diventato virale sul web. Uno proviene da una famiglia modesta ma onesta. Frequenta con profitto il secondo anno dell'istituto tecnico Vittorio Veneto e gioca bene a pallone, tanto da essere in procinto di fare dei provini con alcune società di calcio.
L'altro, invece, ha avuto un'infanzia difficile, con il padre affiliato al clan Di Lauro in carcere, per una lunga condanna da scontare. Ha abbandonato la scuola e si è messo a fare il garzone di un salumiere. Apparentemente diversi, ma accomunati dall'aver partecipato alla rapina dello scooter con cui Gianni Lanciato sbarcava il lunario.
Le immagini hanno mostrano una violenza e un accanimento inimmaginabile per dei ragazzi così giovani. Eppure non gli hanno lasciato scampo, lo hanno aggredito con pugni, calci e spintoni fino a scaraventarlo per terra. E dopo essere passati con le ruote del loro ciclomotore sulle sue gambe, gli hanno sottratto lo scooter e sono fuggiti via.
Gli autori del pestaggio, tutti giovanissimi, provengono dal Rione dei Fiori di Secondigliano. Un quartiere nato dopo il terremoto che ha raccolto gli artigiani e i contadini che abitavano nei fatiscenti vicoli Censi di Secondigliano e alcuni terremotati che vivevano negli insediamenti di container sorti nella zona. Una coabitazione problematica per la difficoltà ad amalgamare in una comunità gente di ceto sociale eterogeneo, proveniente da diverse zone della città. Successivamente il rione è diventato tristemente famoso per essere stato il fortino del clan Di Lauro. Oggi, dopo l'arresto di "Ciruzzo 'o milionario" e degli esponenti del suo clan, il Rione dei Fiori non ha più l'asfissiante sorveglianza criminale, non ci sono più vedette che controllano chi entra e chi esce, e non si vedono in giro le file di chi veniva a rifornirsi della droga.
Tuttavia gli abitanti del "Terzo Mondo", altro nome con cui viene emblematicamente chiamato il rione, vivono in uno stato di totale abbandono. Mancano punti di aggregazione, rari i negozi, impraticabili i campetti di calcio. Solo le sedi della municipalità e dell'Asl resistono al centro dell'abitato, che ha avuto peraltro un rilevante prolungamento grazie ad insediamenti di edilizia abusiva. Persino la parrocchia è stata smembrata per ragioni di divisione urbanistica del territorio, dove invece ci sarebbe bisogno di una attenta e specifica azione pastorale.
I giovani protagonisti dell'aggressione al rider sono nati durante gli anni della prima faida di Scampia. È una generazione cresciuta a "pane e gomorra", tra marginalità sociale e modelli di riferimento criminali. Colpisce nel loro racconto che, prima della rapina si trovavano all'una di notte, in pieno coprifuoco, intenti a giocare a carte. Poi hanno deciso di andare a mangiare un panino, quando a quell'ora non dovrebbero esserci locali aperti neanche per asporto. Infine sono andati in giro a cercare prede da rapinare e malmenare.
E proprio alcuni di quei parenti che avrebbero dovuto vigilare su di loro hanno affermato che si è trattato di una bravata, "non roviniamogli la vita, sono tutti ragazzi che lavorano", hanno aggiunto. Già, lavorano, quindi non avrebbero neanche avuto bisogno di commettere rapine per avere dei soldi in tasca.
Non sappiamo se i due sedicenni si trovassero insieme per caso o se si frequentassero da tempo. Tuttavia emerge sempre di più come l'aggressività sia diventato un modo di essere, un comportamento culturale trasversale, che riguarda tutti i ceti sociali. Giovani che si aggregano per contrapporsi ed incutere terrore, dove il potere è direttamente legato alla violenza che si è capaci di esprimere e che hanno nei social una grande vetrina. È solo di pochi giorni fa la grande rissa che ha coinvolto ad Ercolano decine di ragazzi.
Un altro episodio preoccupante, e non si può affermare che si tratta di pochi criminali che offuscano l'immagine di una città, come dice qualche sindaco per difendere l'immagine del proprio territorio. La violenza giovanile è un fenomeno diffuso, è la grande emergenza di Napoli, su cui tutti intervengono sdegnati di fronte a fatti di cronaca così cruenti per ripiombare poi in un grande silenzio.
Vorremmo invece che se ne continuasse a parlare quando i riflettori su questa vicenda si saranno spenti, che questo tema entrasse nel dibattito politico delle prossime elezioni che designeranno il nuovo sindaco di Napoli, mentre troppo spesso si sentono solo proclami vuoti su alleanze, programmi, coalizioni, oppure si invocano pene più severe o i maestri di strada come soluzioni per tutte le stagioni. Ben più complessa è la questione, che richiede invece una analisi approfondita delle cause e ipotesi di lavoro di breve e lungo periodo per arginare il fenomeno.
Non ci si può rassegnare a fare della violenza giovanile la grande emergenza insoluta di Napoli. Dobbiamo fare nostro l'appello di Gianni Lanciato, che ancora dolorante si è rivolto ai suoi aggressori chiedendo di riflettere e di smetterla con questa inutile violenza. E soprattutto non possiamo restare inerti aspettando il prossimo raid.










