di Antonio Mattone
Il Mattino, 6 gennaio 2020
I volontari apparecchiano cinque tavolate al centro del corridoio del padiglione San Paolo, in mezzo alle celle. I detenuti osservano prima sospettosi dall'interno delle loro stanze e poi, quando tutto è pronto, si affacciano silenziosi e increduli. Il pranzo dell'Epifania della Comunità di Sant'Egidio nel centro clinico del carcere di Poggioreale può essere servito.
Il luogo che durante la notte del terremoto del 23 novembre 1980 fu teatro di un brutale delitto e di una grande devastazione, si è trasformato in una bella sala da pranzo dove quaranta carcerati malati possono trascorrere qualche ora fuori dalle loro celle. Tovaglia rossa, tovaglioli con decoro natalizio e un centrotavola con fiori e candele rendono bene l'atmosfera delle feste.
Ai malati che non ce la fanno a stare a tavola, il pasto viene portato nelle loro stanze. Tra gli invitati c'è il direttore generale dell'Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, accompagnato dal direttore sanitario del San Paolo e dal coordinatore della sanità penitenziaria dell'Asl. È una presenza un po' sorprendente se pensiamo che per i suoi predecessori il carcere era un'appendice marginale. Verdoliva invece si è visto già altre volte.
I commensali hanno di fronte uno scorcio delle celle, e sono costretti a vedere le condizioni di disagio con cui devono convivere ogni giorno i detenuti. Con la coda dell'occhio il direttore generale osserva le brande di ferro della stanza di fronte e ricorda ai suoi collaboratori che il centro è un ospedale vero e proprio e i malati devono avere gli stessi letti dei nosocomi napoletani. "Quando li mettiamo i 10 letti che abbiamo già predisposto? E quanti ne occorrerebbero ancora?".
"Uno per ogni malato!", osano i volontari approfittando di una inattesa apertura. Verdoliva continua ricordando cha appena saranno fatti i lavori per evitare le infiltrazioni d'acqua piovana, finalmente potrà essere fatta la dialisi a Poggioreale. Così come è stato comprato un apparecchio radiografico che permetterà di fare le diagnosi a distanza. Anche qui mancano solo i lavori dei locali.
Il provveditore delle carceri campane Antonio Fullone annuisce, e quando viene posta qualche criticità, il manager non si sottrae: fermare il continuo turn over di medici e infermieri e garantire la continuità terapeutica per i malati psichiatrici sono tra i prossimi obiettivi. Intanto il comico di Made in Sud Marco Critelli riesce a coinvolgere in modo delicato e divertente volontari, agenti, carcerati e ospiti nelle sue gag. Il clima è disteso e gradevole, il pranzo è stato buono e il panettone offerto da Sal De Riso viene molto apprezzato. Mancano i re magi ma i detenuti ricevono in dono una felpa per proteggersi dagli spifferi e una busta di caffè che fa sempre comodo.
"È nelle realtà più dure che possiamo riscoprirci umani", afferma commossa Anna che ha servito ad uno dei tavoli. Viene così smentita quella narrazione superficiale e bieca che vede nelle galere il luogo dove sono rinchiusi tutti gli infami. E molto più complesso il carcere, qui si mescolano male, disperazione, malattia, povertà e marginalità sociale.
E il pranzo dell'Epifania ne restituisce il suo vero volto in tutta la sua crudezza, senza indulgere a sentimentalismi o giustificazioni buoniste. Il vangelo di Matteo racconta che i sapienti che venivano dall'Oriente fecero ritorno al loro paese per un'altra strada, mentre la cometa scomparve alla loro vista. E dopo questa giornata qualcuno ha fatto ritorno alla propria casa cambiando i percorsi abituali del consueto modo di pensare o di essere. Altri invece, nel silenzio delle proprie celle, scrutano il futuro in attesa di un nuovo orizzonte.










