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di Antonio Averaimo

Avvenire, 21 agosto 2022

All’ingresso del Centro di pastorale carceraria dell’arcidiocesi di Napoli, nel rione Sanità, è esposto un logo sul quale sono raffigurati il Pane eucaristico e delle catene spezzate.

Quel logo nasce da un disegno che un giorno un detenuto regalò a don Franco Esposito, direttore del centro nonché cappellano del carcere napoletano di Poggioreale. Da settembre assumerà un nuovo significato, visto che proprio lì, nel centro voluto dall’arcidiocesi per ospitare 40 ospiti (è così che preferisce definirli don Franco) trasferiti qui a fine detenzione, prenderanno vita le ostie che i sacerdoti diocesani consacreranno sull’altare delle loro chiese.

Lo stesso arcivescovo, Mimmo Battaglia, le consacrerà nella cattedrale di Napoli: da quel momento diventeranno per i fedeli il Corpo di Cristo. In questi giorni, don Franco si è preso un periodo di vacanza, dopo un anno trascorso fra le attività del centro di pastorale carceraria che dirige e lo stesso Poggioreale, il carcere più sovraffollato d’Italia.

A tenere le redini del centro sono rimasti i collaboratori. Tra questi Emanuela Scotti. “La caratteristica che accomuna i nostri ospiti è una forte volontà di redenzione - dice la volontaria, che è una giornalista e ha creato un periodico sul quale scrivono esclusivarnente i detenuti. Il pensiero che ciò che fabbricano con le loro mani diventerà il Corpo di Cristo li fa sentire a tutti gli effetti parte della Chiesa e dimenticare il loro passato segnato da gravi errori: non più malfattori, ma operai del Corpo di Cristo. Tra l’altro, un’altra delle caratteristiche che accomuna tutti i nostri ospiti è la fede in Dio, nonostante la loro vita sia andata spesso nella direzione opposta a quella indicata da Cristo e dalla Chiesa”.

Ma il laboratorio eucaristico che partirà a settembre nel centro di pastorale carceraria del rione Sanità non rappresenta l’unica attività rivolta ai suoi ospiti. C’è chi, per esempio, fabbrica rosari. Oppure c’è chi impara altri mestieri, per esempio il muratore. Uno degli ospiti, una volta terminato il periodo di soggiorno nel centro dell’arcidiocesi di Napoli, ha trovato lavoro proprio in una ditta edile. Se è potuto accadere, è proprio grazie a quanto ha appreso qui.

D’altronde, l’obiettivo che si pone il centro diretto da don Esposito è chiaro: evitare la recidiva dei detenuti presi in carico e, soprattutto, dar loro una possibilità di reinserimento nella società attraverso un percorso di formazione e avviamento al lavoro. Ricevendo, in questo modo, una nuova possibilità: non tornare alle attività criminali per le quali sono finiti in carcere e avere una vita normale da buoni cristiani e onesti cittadini, per dirla con san Giovanni Bosco.