di Roberto Russo
Corriere del Mezzogiorno, 14 novembre 2024
Risarcito per sovraffollamento. Il garante Ciambriello: la giustizia non deve essere tortura. È stato scarcerato un detenuto di 92 anni dal carcere di Poggioreale, quasi certamente si trattava del recluso più vecchio d’Italia. Il Corriere del Mezzogiorno denunciò la vicenda della sua permanenza in cella, nonostante l’età avanzata, il 10 dicembre 2023. Di recente l’anziano aveva potuto lasciare la cella per andare a scontare la pena alternativa in detenzione speciale nella comunità. Alla fine di ottobre, ha ricevuto dall’Ufficio di sorveglianza di Napoli il riconoscimento di 193 giorni di liberazione anticipata concessa a titolo di risarcimento del danno, (come previsto dall’articolo 35 ter dell’Ordinamento Penitenziario - che riconosce l’abbuono di un giorno di pena per ogni dieci giorni di detenzione se vissuta in condizioni disumane - in riferimento al periodo valutato dal 18 settembre 2018 al 10 ottobre 2024, trascorso nel carcere di Poggioreale).
La notizia della scarcerazione è stata diffusa dal garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello: “Il detenuto più vecchio d’Italia è finalmente libero - spiega -. Com’è noto, questa norma è stata introdotta nel nostro sistema penitenziario a seguito della sentenza dell’8 gennaio 2013 (Sentenza Torreggiani) emessa dalla Corte di Strasburgo contro l’Italia per violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo la quale stabilisce che nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”, spiega Ciambriello, secondo cui è “giusto e doveroso il provvedimento di scarcerazione del magistrato di sorveglianza, ma la vicenda ripropone il tema del sovraffollamento e, più in generale, delle condizioni inumane in cui versa la popolazione carceraria; più grave ancora se proviamo ad immaginare un ultranovantenne ristretto in condizioni inumane nel carcere di Poggioreale in celle da 8 e 10 persone in spazi angusti. Non ci può essere certezza della pena senza rispettare la dignità umana”, ribadisce Ciambriello.
Il detenuto molto anziano scarcerato non è un assassino e nemmeno un mafioso, si tratta di un “sex offender”, era stato condannato a sette anni e imprigionato quando di anni ne aveva già 87 per un reato di natura sessuale. Nel suo caso non era stato possibile attivare misure alternative alla detenzione, come prevede la legge per le persone che abbiano superato i 70 anni di età. “Questo perché - spiega Ciambriello - i reati di natura sessuale sono ostativi. Ma la verità è che ogni storia è diversa da un’altra e la vicenda giudiziaria dell’anziano detenuto è completamente differente da quella di un vero e proprio stupratore. Si tratta di un reato che l’ha condotto in cella quando aveva 87 anni e per questo la carcerazione appariva insensata, sia per l’età avanzata, sia perché è davvero complesso ipotizzare che egli costituisse un pericolo per la società”.
Il novantaduenne ha vissuto per anni in una cella insieme ad altri reclusi, in condizioni ritenute disumane dal 18 settembre 2018 al 10 ottobre scorso, come ha riconosciuto con un’ordinanza il giudice di sorveglianza di Napoli. Di fatto si tratta dell’ennesima condanna per il penitenziario napoletano dopo quella della Corte di Giustizia europea che nel 2013 condannò l’Italia proprio per le condizioni di vita disumane dei detenuti di alcuni carceri tra i quali Poggioreale. “Sempre a Poggioreale abbiamo un altro detenuto di 72 anni affetto da sclerosi multipla, almeno una trentina di persone affette da disturbi mentali -aggiunge il garante -, insomma una umanità dimenticata che meriterebbe sorte diversa dal restare rinchiusa in carcere”. Celle sovraffollate e poche ore d’aria Secondo gli ultimi dati su 7.327 detenuti nelle carceri campane, 757 devono scontare pene da un mese a tre anni. “Si tratta quasi sempre di reati bagatellari” conclude il garante.
Intanto, sulle condizioni dei reclusi a Poggioreale preoccupano i risultati del rapporto dell’associazione Antigone: “Napoli Poggioreale è l’istituto più grande del paese per capienza e numero di persone ristrette. Al momento della visita, a fronte dei 1.571 posti regolamentari, risultavano recluse 2.126 persone, con un esubero di oltre 500 unità”. Il sovraffollamento è tale che in alcune celle i detenuti dispongono di meno di 3 metri quadrati di spazio a persona. I detenuti possono uscire dalle celle solo 2 ore al mattino e 2 al pomeriggio.











