di Gennaro Pagano*
Il Mattino, 8 febbraio 2021
Ho molto apprezzato quanto ha scritto sulle pagine di questo giornale Paolo Siani circa l'esigenza di un piano nazionale per l'Infanzia, la cui necessità è da lui costantemente e lodevolmente richiamata in sede parlamentare e in ogni altro ambito idoneo.
Tempo fa ci siamo confrontati telefonicamente anche sull'idea e sulla necessità anche di un "Patto educativo per la Città metropolitana" a cui, insieme ad altri, sto lavorando. In questo tempo difficile, i segni e le parole di don Mimmo Battaglia, nuovo Arcivescovo metropolita di Napoli, nel giorno del suo ingresso, fanno ben sperare che la tragica situatone della povertà educativa partenopea sia messa al centro di un dibattito autentico tra istituzioni, chiesa, società civile e terzo settore. Tuttavia ogni sforzo e iniziativa rispetto al piano di cui parla il caro Paolo Siani potrebbe risultare vano perché, laddove venisse approvato un piano per l'infanzia capace di stanziare fondi straordinari, non è detto che nel nostro territorio a beneficiarne siano veramente i bambini e i ragazzi che più ne necessitano. Napoli e la Campania hanno un problema immenso circa la gestione seria delle politiche socio-educative e tra gli altri vi sono tre punti davvero drammatici nelle conseguenze che producono:
1. Il legame a volte ambiguo e opportunistico che c'è tra le amministrazioni locali, il mondo degli enti benefici e le imprese sociali operanti nel settore educativo: sembra che alcuni, sempre gli stessi, siano privilegiati, fino ad assurgere a veri e propri potentati locali che non di rado agiscono in modo prepotente, quasi dando vita ad una camorra dell'anticamorra.
2. Le attenzioni delle amministrazioni e non solo, spesso sono attratte unicamente da progetti e realtà "brand" la cui narrazione mediatica o istituzionale non sempre è passata al vaglio onesto e oggettivo della valutazione e riflessione socio-educativa, l'unica capace di offrire criteri validi per verificare ciò che è davvero efficace in termini di reale prevenzione e sviluppo. Abbiamo zone della città metropolitana sotto gli occhi dei riflettori e altre - spesso più bisognose - totalmente ignorate.
3. La camorra, la povertà educativa, la deprivazione culturale si sconfigge facendo rete, creando un "sistema" di comunità: i narcisismi di immagine o di profitto sono un ostacolo alla creazione di una rete sociale solida che pure è l'unica via per rendere la nostra area metropolitana un "villaggio educante" in cui tutte le realtà del terzo settore, dell'associazione amo e del volontariato, insieme alla scuola, possano camminare insieme e sostenersi l'un l'altra orientate unicamente al bene dei piccoli.
Lavorare insieme, evitando che la "carovana" dei fondi che sogniamo sia assaltata esclusivamente dai più grandi e soliti noti, consentirebbe anche alle realtà più piccole - spesso anche le più fantasiose ed efficaci, unici presidi in territori dimenticati da tutti - di restare in piedi e a quelle grandi di trasferire i loro modelli così attenzionati, condividendoli.
Ed ora che abbiamo cancellato il primo murales, iniziamo a pensare a dove edificare un monumento per il bambino invisibile: al bambino che non abbiamo visto, a quello di cui non ci siamo curati, a quello a cui abbiamo voltato la faccia con indifferenza, a quello che per inseguire logiche di potere - economico o elettorale o di sola immagine - non abbiamo prestato attenzione
A quel bambino che nel migliore dei casi, un po' cresciuto, mi ritrovo a Nisida in una cella che diviene per lui ancora di salvezza e, nel peggiore, sulle pagine dei giornali perché morto ammazzato. Dalla camorra. Da chi voleva fermare un'aggressione. Dalla nostra ipocrita indifferenza.
*Sacerdote, cappellano del Carcere minorile di Nisida e direttore della fondazione ecclesiale Regina Pacis











