di Fabrizio Geremicca
Corriere del Mezzogiorno, 12 giugno 2024
Lo spettacolo in scena al San Ferdinando è frutto di un laboratorio di teatro al penitenziario di Arienzo. Sul palco pure il magistrato di sorveglianza. Macbeth, pluriomicida assetato di potere, allucinato dalle profezie delle streghe e preda dei fantasmi, un uomo succube della moglie sanguinaria ed almeno in apparenza senza possibilità di redenzione, diventa invece opportunità di riscatto per i detenuti del penitenziario di Arienzo, nel Casertano. Detenuti che calcheranno questa sera dalle 20.30 il palcoscenico del Teatro San Ferdinando di Napoli insieme con il magistrato di sorveglianza Marco Puglia e con attori professionisti per la rappresentazione dello spettacolo “Macbeth - Cuore nero”, che si ispira alla celeberrima tragedia di Shakespeare ambientata nella Scozia del Medioevo.
Lo spettacolo è la conclusione del percorso laboratoriale dedicato ai mestieri del teatro per il progetto “Officina dei Teatranti”, sostenuto dalla Regione Campania e ideato dall’associazione Polluce in collaborazione con Associazione Più A.R.I., Associazione Perzechella e Vico Pazzariello, Cif (Centro Italiano Femminile) di Avellino e Fondazione Opus Solidarietatis Pax onlus. Il regista della pièce si chiama Gaetano Battista ed è il presidente della associazione Polluce. “Macbeth-Cuore nero”, racconta, “è un percorso emotivo, un flusso di narrazione dove la tragedia di Shakespeare fa da collante con il suo linguaggio, con la sua chiarezza di intenti, con una messa in scena che non dà nulla per scontato”.
Il progetto “Officina dei Teatranti” ha coinvolto, a vario titolo, tre istituti penitenziari campani. Quello di Arienzo, quello di Sant’Angelo dei Lombardi (provincia di Avellino), dove i detenuti hanno realizzato i costumi per “Macbeth - Cuore nero”, e il gruppo del carcere femminile di Pozzuoli, che è stato impegnato per diversi mesi in un laboratorio stabile all’interno del carcere con formatori professionisti. Le detenute hanno seguito corsi di recitazione, messa in scena, scrittura e drammaturgia, improvvisazione, canto popolare, lavoro sul corpo, drammaturgia corporea ed emotiva, ispirati al concetto d’amore nelle sue mille forme, partendo dai testi di Marco Aurelio, l’imperatore filosofo seguace dello Stoicismo passando per le poesie di autori giapponesi e fino ad arrivare a testi proposti dalle stesse recluse.
A margine dello spettacolo di stasera si terrà la mostra fotografica/installazione artistica “In luce, tra maschere e realtà” a cura di Paola Bruno: sedici ritratti ai quali sono stati sovrapposti altrettanti scatti che raccontano i ruoli di scena ed il dietro le quinte. Il backstage di “Macbeth Cuore nero” è diventato inoltre spunto per il documentario, a cura di Paola Beatrice Ortolani, prodotto dalla Sevenhalf Lab, che getta uno sguardo sulla vita quotidiana del carcere di Arienzo. Una comunità di persone con storie e percorsi diversi, seguite dalla telecamera anche durante le fasi delle prove dello spettacolo.










