di Marco Di Caterino
Il Mattino, 24 novembre 2019
Nel grigio cortile dell'ora d'aria all'opera venti carcerati-studenti. Pavimento azzurro e sulle pareti il paesaggio coloratissimo della città. Dal grigio scuro del cemento armato all'azzurro del mare del golfo di Napoli con vista sui Faraglioni di Capri.
E se lo sguardo poi spazia a 360 gradi dal Maschio Angioino a Castel Sant'Elmo e fino a Castel dell'Ovo, sotto l'ombra meravigliosa e terribile del Vesuvio, per un'ora, quella del "passeggio", i detenuti del carcere di Secondigliano si immergono in una realtà sorprendente. Terapeutica. Che educa al colore, al bello, e che riesce a dare "un'anima dei luoghi" anche a un carcere.
Accade nel penitenziario di Secondigliano, dove un progetto interdisciplinare rivolto ai corsisti del Cpia Napoli Città 1 della sede carceraria (i cosiddetti corsi serali) ha coinvolto venti detenuti dei reparti Adriatico e Tirreno, iscritti al percorso che porta alla licenza di scuola media. I detenuti hanno ridato vita al cortile destinato all'ora d'aria dipingendo sulle pareti il paesaggio di Napoli, quello che finché sconteranno la loro pena non potranno vedere nella realtà.
Ma il lavoro che ha portato a questo risultato è stato lungo e articolato: "I corsisti - racconta la professoressa Mariangela Cimma, responsabile dell'iniziativa - dopo aver elaborato schemi grafici e disegni, hanno realizzato un modello in cartone in scala 1:50 del passeggio, con la riproduzione dei disegni sulle tre pareti e sul pavimento, per poi passare alla realizzazione pratica con vernici e colori".
Un percorso sviluppato "al fine di favorire un processo di educazione ambientale e di educazione al bello - sottolinea Ciurma - con positive ricadute sul benessere fisico e psicologico non solo dei corsisti detenuti, così impegnati anche in attività di tipo manuale e laboratoriale, ma di tutti gli altri fruitori dell'ambiente carcerario, dagli agenti agli educatori, dagli psicologi al personale medico-sanitario".
Il golfo di Napoli dietro le sbarre è stato presentato e inaugurato dalla direttrice del carcere di Secondigliano, Giulia Russo, con Claudia Nannola, direttrice del reparto Adriatico, alla presenza del dirigente scolastico del Cipia Napoli Città 1, Gennaro Rovito, dei docenti della sede carceraria, e da quattro emozionatissimi detenuti, con ancora pantaloni e giubbini "graffiati" da sbuffi di vernice fresca.
"Un'iniziativa lodevole, da implementare dove è possibile - ha detto la direttrice del carcere - al fine di attuare quei percorsi di risocializzazione reale dei detenuti. Per questo devo complimentarmi con i docenti. Sono convinta che il carcere debba essere una casa di vetro e interagire con la società esterna che deve essere poi in grado di accogliere le persone che escono dal carcere". Soddisfatto il preside Rovito: "La scuola, come il carcere è uno specchio, e spetta ai docenti e agli operatori carcerari trasformare quello specchio in una finestra. Oggi, grazie a questo progetto, abbiamo aperto più di una finestra".










