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di Luigi Nicolosi

 

Roma, 22 gennaio 2015

 

I cinque detenuti sono affetti da gravissimi problemi psichici e sono in isolamento all'interno della struttura carceraria. La denuncia del presidente di Antigone: "Una vergogna". Cinque detenuti affetti da infermità o seminfermità mentale reclusi in isolamento nel penitenziario di Poggio-reale. Il tutto in spregio al più elementare buon senso ma anche, e soprattutto, alle disposizioni impartite del ministero della Giustizia.

"Oggi Poggioreale non è più quel monumento all'inciviltà che è stato per anni. Persistono però ancora delle criticità. Alcune estremamente gravi. Su tutte le condizioni di detenzione all'interno del padiglione Avellino destro". A lanciare l'allarme è l'avvocato Mario Barone, presidente di Antigone-Campania, che in occasione della presentazione di "Carceri. 1 confini della dignità", l'ultimo libro di Patrizio Gonnella, fa il punto sui passi in avanti, e indietro, compiuti dal sistema penitenziario campano.

Stando a quanto emerso nell'ambito dell'ultimo sopralluogo effettuato dall'associazione Antigone, nell'Avellino destro sarebbero ancora oggi recluse almeno cinque persone affette da disagi di natura psichiatrica, "detenzione che continua ad avvenire in condizioni di totale isolamento", denuncia Barone. Già nel 2013, proprio sulla scorta dei report di Antigone, era stata posta all'attenzione della Camera dei deputati un'interrogazione. In sostanza, si richiedeva al ministero della Giustizia di far luce e fornire spiegazioni circa la presenza di detenuti isolati proprio nell'Avellino destro.

Una forma di detenzione vietata tra l'altro proprio dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per scongiurare, nei limiti del possibile, episodi di autolesionismo e suicidio. Ad oggi, almeno sotto questo aspetto, le cose a Poggioreale non sembrano essere cambiate più di tanto. Non manca però anche qualche spiraglio di luce: "Sul fronte del sovraffollamento, grazie alla riduzione di circa mille unità, c'è stato deciso miglioramento. Lo stesso si può dire per quel che concerne i rapporti fra detenuti e agenti, più distesi rispetto al recente passato, e la cura degli spazi comuni", prosegue Barone.

Che subito apre però un altro fronte: "Il 31 marzo chiuderanno gli Opg, ma il nuovo sistema, basato su articolazioni aperte all'interno delle strutture carcerarie esistenti, non va affatto bene. Di fatto stiamo aprendo le porte degli istituti penitenziari anche ai disagiati psichici".

Insomma, il pantano in cui versa il sistema penale italiano sembra ancora ben lungi dall'essere ripulito. Una battaglia che, dati e sentenze alla mano, non è risolvibile solo sul piano degli spazi. Per Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone, "la questione non può essere ridotta al dubbio che tre metri quadrati per ogni detenuto siano sufficienti o meno. Il punto è che questi spazi devono essere "riempiti" con nuove occasioni di riscatto. Senza queste è inimmaginabile qualsiasi ipotesi di reinserimento sociale del detenuto.

Serve una regia forte di sistema, al più presto". Alla presentazione del libro di Gonnella, cui hanno preso parte anche il senatore Giuseppe De Cristofaro (Sel) e Raffaele Cimmino, coordinatore provinciale di Sel, ha lasciato il segno l'intervento di Domenico Ciruzzi, vicepresidente dell'Unione delle Camere penali italiane, quanto mai perplesso di come "oggi si continui a parlare solo di incremento delle pene. L'ennesima scorciatoia con cui lo Stato vuole coprire le proprie mancanze. E mi riferisco, ad esempio, all'introduzione del reato di omicidio stradale o alla criminalizzazione dell'immigrazione clandestina. Il fine rieducativo della pena oggi è completamente venuto meno".