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di Elena Scarici


Corriere del Mezzogiorno, 18 dicembre 2019

 

Resteranno in carcere 130 ospiti, altre trenta potranno andare a casa in permesso premio. Per Natale molte delle 160 donne detenute della Casa circondariale femminile di Pozzuoli andranno a casa. Almeno una trentina con i permessi premio già accordati. Per i colloqui in sede alla Vigilia del 24 molte ospiti potranno stare con i figli e i mariti. Per chi resta "dentro" ci sarà comunque la possibilità di festeggiare.

Per loro la Comunità di Sant'Egidio ha preparato una festa il 30 dicembre con un ricco buffet e un concerto di Rosa Chiodo: si ballerà, si canterà e si cercherà di dimenticare. In questo istituto di pena si respira un'aria di umanità e di sensibilità. All'interno storie di solitudine, amarezza, depressione, ma anche di colpe non dovute per reati di cui qualche volta ci si accusa per difendere i propri figli. Nella mattinata trascorsa in compagnia del cardinale Sepe, ad ascoltare il quartetto Discantus, con la splendida voce del soprano Martina Sannino, qualcuna prova a raccontarsi.

Valentina è una bella ragazza alta e con un viso fresco, ha 25 anni, deve scontare il "definitivo" di un anno e mezzo. Viene da Secondigliano: è in cella per una rapina. "L'unico reato che ho commesso - dice - è stato in un momento di debolezza. Lavoravo in un bar, finivo tardi la sera e venivo da una forte depressione, i miei genitori "quel giorno" non riuscivano a rintracciarmi, non avrebbero mai immaginato che avessi commesso un reato".

Valentina è fra le ragazze che hanno partecipato al presepe vivente che si è tenuto qui la settimana scorsa. Per Natale non potrà andare a casa, è qui solo da un mese. Sarà in compagnia delle altre: "Qui c'è un bel clima, con le compagne ci vogliamo bene, io credo che si possa sempre migliorare, voglio cambiare vita".

Questo è un po' un sentire comune, parla così anche Luana, 33 anni di Taranto: "Non mi hanno fatto mai sentire sola anche se non sono di Napoli". C'è anche Anna, 60 anni, è in carcere per un reato del quale si dice "colpevole con la legge, ma non con il Signore". La fede l'ha aiutata a superare un grosso dolore: la perdita di un figlio ventenne. Per le feste Anna andrà a casa in permesso, così potrà stare con i suoi sette figli.

"So che devo stare bene e uscire di qui per loro, soprattutto per Marco che è disabile. Le assistenti e la direttrice sono brave con noi, voglio ringraziarle". Dalla sua cella si vede una croce, forse quella della chiesa di San Gennaro. "È da un po' che è spenta - dice - credo sia guasta, vi chiedo di farla riparare, quella croce illuminata mi dà tanta speranza".

Una realtà che ti resta nel cuore questa di Pozzuoli. Qui dentro si lotta per la rieducazione. La direttrice Carlotta Giaquinto: "Cerchiamo di creare osmosi tra il carcere e il territorio, perché crediamo che le nostre detenute siano persone che facciano parte a pieno titolo della società".

Tante le attività che si fanno, dalla torrefazione del caffè "Lazzarelle", ai corsi di estetica e di teatro, alla gestione di una piccola boutique. Il tutto per sentirsi donne e vive anche qui dentro. Quando esci e vedi di fronte lo splendido panorama del Golfo, su cui il penitenziario si affaccia, pensi di essere più fortunata a stare fuori e impari - forse - a non giudicare troppo facilmente.