di Luigi Nicolosi
Il Mattino, 6 maggio 2026
La sfida dell’attore Massimiliano Gallo: “Ecco i valori che hanno ispirato il film La Sanita”. L’arte come via maestra per una vita nuova, lontana dalla devianza, ma anche come linguaggio capace di interrogare la giustizia sul suo senso più profondo. È questo il filo conduttore dell’incontro ospitato ieri mattina nella sala dell’Arengario del tribunale di Napoli, promosso dall’Ordine degli avvocati nell’ambito delle attività della Commissione di Diritto penitenziario. Un confronto che ha messo al centro la funzione rieducativa della pena e il ruolo che teatro, cinema e musica possono assumere nei percorsi di recupero dei detenuti. Soprattutto di quelli più giovani.
Un’iniziativa ambiziosa, che prende le mosse dall’opera “La Salita” di Massimiliano Gallo, ispirata alla visione umanistica di Eduardo De Filippo, come occasione per riflettere sul reinserimento come percorso concreto di emancipazione e inclusione. “L’arte può essere un linguaggio capace di raggiungere luoghi in cui il diritto, da solo, non basta”, ha sottolineato il vicepresidente del Consiglio dell’Ordine Gabriele Esposito, portando i saluti del presidente Carmine Foreste.
Sulla stessa linea la presidente della Corte di Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, che ha richiamato il valore costituzionale della pena: “Giustizia e giovani si incontrano proprio nel terreno dell’arte, che diventa strumento concreto per dare attuazione all’articolo 27. La pena deve avere funzione rieducativa, affinché il percorso si chiuda con un reale inserimento nella società civile, che troppo spesso fatica ad accogliere queste persone anche per effetto del pregiudizio. Nei penitenziari il tempo si ferma, diventa un tunnel senza luce. Nelle carceri minorili, in particolare, i ragazzi vivono una fase cruciale della loro esistenza in condizioni di isolamento totale”.
Il regista Massimiliano Gallo ha invece richiamato la responsabilità dell’artista e la necessità di impegnarsi per la comunità: “Eduardo De Filippo aveva uno sguardo modernissimo, non giudicante - ha concluso - Diceva ai ragazzi “vi assolvo, perché siete stati messi spalle al muro”. Il professore Pasquale Troncone ha posto l’attenzione sulla differenza tra i percorsi penali: “La messa alla prova per i minori ha senso perché punta a una rieducazione reale. Diverso il discorso per gli adulti, ma anche il carcere può diventare oggetto dell’arte, se si mantiene una proiezione verso la riapertura alla società”. Per il cantautore Enzo Avitabile l’arte resta uno strumento di consapevolezza: “È un linguaggio salvifico che ci aiuta a mettere ordine su temi importanti”.
Minori e fasce deboli - Nel corso dell’incontro moderato dall’avvocato Annamaria Scarpa e introdotto dal collega Riccardo Cafaro, è intervenuto il magistrato di Sorveglianza, Margherita Di Giglio, che ha ricordato la propria esperienza negli istituti minorili e negli Opg. Applausi, infine, per gli attori Shalana Santana e Mariano Rigillo e per il rapper Lucariello, che ha richiamato l’attenzione sulle condizioni degli istituti, che “restano luoghi di sofferenza, con i ragazzi chiusi tra quattro mura, in una condizione difficile da sostenere. Più che una pena, serve un risarcimento da parte della società”. Un confronto che, nelle conclusioni del consigliere Esposito, segna un punto di partenza: “L’inizio di un percorso di simbiosi tra arte e diritto”.











