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di Sara D’Ascenzo

Corriere del Mezzogiorno, 13 maggio 2026

Giovanna Sannino, l’attrice di “Mare Fuori” e il laboratorio fatto coi giovani detenuti di Nisida: “Recitare insegna l’empatia”. Il successo della serie “che non racconta solo la Napoli malavitosa, ma i percorsi di formazione e reinserimento”. La sua Carmela di “Mare Fuori” “è una ragazza giovane, abbandonata, che non ha pilastri su cui contare e nemmeno riferimenti culturali”. Ma soprattutto, alla sua Carmela, “il mare fuori non viene fatto vedere: solo la strada, che è un tunnel nero”.

Insomma il personaggio che l’ha resa celebre e per sei stagioni l’ha vista crescere - l’ultima è in onda su Rai 2 in chiaro dal 29 aprile e in streaming su RaiPlay - è ben distante dall’attrice napoletana Giovanna Sannino, classe 2000, un volto solare e una concreta visione del ruolo salvifico dell’arte e del potere della speranza. Per inquadrarla partiamo da un dettaglio: prima di cominciare la sua avventura con la serie ambientata in un Istituto penale minorile a Napoli, ad appena 18 anni Giovanna ha condotto un laboratorio teatrale proprio con ragazzi detenuti a Nisida. 

 

Giovanna Sannino, pensa che il teatro e l’arte possano cambiare la vita?

“Ho trovato talmente grande il cambiamento, che poi ho dedicato la tesi a quell’esperienza. Spesso il teatro in carcere viene definito sociale, io penso sia un’alfabetizzazione emotiva. Mi sono trovata di fronte ragazzi che non avevano idea di come si dà un abbraccio, di come si controllano ed esprimono i sentimenti: erano grandi solo esteriormente, dentro erano dei bambini. Il teatro ti dà l’alibi del gioco, e se stai giocando ti è concesso tutto. Ho conosciuto ragazzi che entravano con gli occhi bassi e non riuscivano a salutarti per l’imbarazzo, la vergogna, perché per quanto si voglia far credere che si sentano dei potenti, in realtà i giovani detenuti diventano vittime di loro stessi. Ecco, attraverso il teatro s’impara l’empatia. Al termine del laboratorio abbiamo messo in scena “Romeo e Giulietta” riadattandolo a modo loro: le famiglie erano clan rivali e alla fine li hanno voluti punire”. 

 

Mare Fuori mette in scena la virtuosità del percorso di redenzione. Pensa sia un elemento importante della serie?

“Certo. E mi dispiace che sia il filone che passa più in secondo piano. È un teen drama e racconta sconfitte e vittorie di questi ragazzi, ma c’è quel lato di realtà che è molto importante. La serie è spesso stigmatizzata e accusata di raccontare la Napoli sporca, malavitosa, dimenticandosi però che in questa serie c’è la scuola, ci sono i laboratori di formazione, non solo le sparatorie e la morte, ma anche i percorsi che all’interno del carcere vengono seguiti. Si fa più nelle carceri minorili, perché c’è un lavoro di reinserimento molto più dedicato. Io ho conosciuto l’Ipm di Napoli, che è davvero un luogo virtuoso, ho incontrato ad eventi ragazzi ospiti del carcere che lavoravano lì grazie alle associazioni”.

 

Pensa che la serie coltivi la speranza?

“Penso che la speranza sia il tema principale. Ma se non ci fosse chi fa un lavoro costante con i ragazzi dentro gli istituti o non ci fossero figure come quella del comandante interpretato da Carmine Recano, la speranza farebbe molta più fatica. Non devi fare l’insegnante con i ragazzi detenuti, ma metterti al loro servizio”. 

 

Suo padre è stato vittima di un errore giudiziario e ha subito ingiustamente la carcerazione preventiva. Ha mai usato il dolore di quei giorni per entrare nel personaggio di Carmela?

“L’ho fatto solo una volta all’inizio della terza stagione. Non avevo idea di come ci si approcciasse a ruolo così grande, mi sono riletta una lettera di mio padre e mi è partita una lacrima, ma non sono di quella scuola, non puoi usare sempre cose tue. Il dolore si esaurisce ed è da masochisti cercare di andarle a riaprire”. 

 

Ha scritto un libro, Non sempre gli incubi svaniscono al mattino, sta girando il suo primo cortometraggio da regista, Oltre la Radice. Dove vuole arrivare?

“(Ride, ndr). Non lo so, per questo differenzio. Quando mi chiedono che ruoli vorrei interpretare rispondo che alla fine ho 26 anni, voglio raccontare la vita in tutte le sue sfumature. Sicuramente ora sogno di debuttare nel lungometraggio, lo sto già scrivendo anche se temo ci vorrà parecchio tempo”.