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di Viviana Lanza

Il Riformista, 9 giugno 2022

La cella 55bis è nel carcere di Poggioreale. Si trova nel reparto dei cosiddetti sex offender, cioè dei detenuti che si trovano in carcere per reati a sfondo sessuale. La descrivono come una cella da cui il cielo è ridotto a uno spazio di pochi centimetri quadrati. Lo si vede a stento, il cielo. In alcuni giorni si fa quasi fatica a capire se sia giorno o sera. La luce, dentro la cella 55bis, non riempie mai lo spazio tra le quattro mura. C’è una sola finestra. Una sola. Mentre all’interno della cella 55bis si arriva a stare anche in dodici. Sì, dodici persone. Di notte dormono in letti sistemati uno sull’altro. Di giorno provano a resistere e convivere fra equilibri delicatissimi. Non ci vuole molto a comprendere che trovarsi in dodici in uno stanzone rende la vivibilità sempre ai limiti. Con questo caldo, poi, può diventare un inferno.

Ma a chi interessa? Intorno a queste storie calano silenzio e indifferenza. Un muro che il garante regionale dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, con il garante della città metropolitana di Napoli, Pietro Ioia, cercano di rompere. Ieri a Napoli i garanti hanno partecipato al corteo e alla manifestazione che i parenti dei detenuti hanno organizzato nella cittadella giudiziaria del Centro direzionale, tra la sede del Tribunale di Napoli e il carcere di Poggioreale. Parliamo delle due realtà giudiziarie più grandi d’Italia: il Tribunale con la Procura sono gli uffici giudiziari con i numeri di processi e inchieste più alti a livello nazionale, il carcere è la struttura penitenziaria più grande che c’è e arriva a contare oltre duemiladuecento detenuti. Ha la popolazione di un paese di provincia. È come una piccola città chiusa tra quattro mura. “Chiediamo carceri più umane in grado di produrre cittadini votati alla legalità e non alla criminalità”, ripetono i parenti dei detenuti.

Al corteo partecipano anche persone provenienti da altre regioni d’Italia. Marciano attorno alle mura grigie del carcere di Poggioreale, fino a uno dei varchi del Tribunale di Napoli, quello che si apre su piazza Cenni. “Queste famiglie - dice il garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello - non vogliono altro che attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema delle carceri. Domenica c’è un referendum importante sulla giustizia. Il tema del carcere è un tema centrale”. Eh già, il 12 giugno gli italiani sono chiamati a esprimere il proprio voto ai cinque quesiti referendari che affrontano nodi delicati del sistema giustizia. In questi mesi, in queste settimane, soltanto poche voci hanno informato i cittadini sul contenuto dei quesiti referendari e sull’importanza del voto, per il resto sull’argomento è calato un silenzio vergognoso, un silenzio voluto da una buona parte della politica e dalla magistratura contraria alle proposte di riforma contenute nei quesiti del referendum. Uno dei cinque quesiti tocca il tema del carcere, perché riguarda i limiti agli abusi della custodia cautelare.

Le statistiche degli ultimi anni dicono che ogni anno nel solo distretto di Napoli si contano circa cento casi di ingiusta detenzione. “Molte persone entrano in cella da innocenti - aggiunge Ciambriello -, parecchie da persone sane per poi uscire ammalate. Uno dei temi che solleviamo oggi è quello della sanità. Tante aggressioni ai danni degli agenti vedono protagoniste persone con problemi psichici. A Poggioreale c’è un Sert per i tossicodipendenti ma le condizioni sono disumane: anche 8-10 persone in una stanza. Nella sezione dei cosiddetti sex offender c’è una stanza, la 55bis, che ospita 12 detenuti e ha solo una finestra”. Per Pietro Ioia le carceri, sono diventate “scuole di criminalità”. “Da questi posti - dice parlando delle carceri - ormai si esce più criminali di prima”. Bisognerebbe invertire questa tendenza, puntando sulla rieducazione, sulle misure alternative, su percorsi di legalità.