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di Viviana Lanza


Il Mattino, 11 dicembre 2019

 

Monica Amirante: "Nulla da dire sulla persona, ma la sua nomina appare in questo momento inopportuna". Il magistrato Monica Amirante, attuale presidente del Tribunale di Sorveglianza di Salerno e con una lunga esperienza da giudice presso il Tribunale di Sorveglianza di Napoli, invita a spostare la riflessione su un altro piano, senza guerre di posizioni, fuori dal campo delle polemiche che rischiano di creare tensioni.

La presidente Amirante conosce bene la realtà delle carceri, le condizioni di vita dei detenuti e gli sforzi e le criticità affrontate quotidianamente da chi lavora all'interno delle strutture penitenziarie.

 

Presidente, in queste ore infuria la polemica attorno alla nomina di Pietro Ioia scelto dal sindaco Luigi de Magistris come Garante dei detenuti della città di Napoli. I più critici sono i Sindacati della polizia penitenziaria che contestano fermamente la scelta del sindaco e sostengono che Ioia non abbia tutti i requisiti professionali richiesti. Cosa ne pensa?

"È opportuno premettere che Pietro Ioia è una persona che ha riportato condanne e ha espiato interamente la sua pena. Su questo punto, quindi, non si discute: oggi è un uomo libero, ai sensi dell'articolo 27 della Costituzione si deve immaginare che abbia compiuto il suo percorso di risocializzazione. C'è però un processo tuttora in corso per delle lesioni che ha denunciato di aver subìto in carcere, per cui nulla da dire sulla persona Pietro Ioia. Ma sulla sua nomina, invece, qualche riflessione si può fare".

 

Quale?

"Il garante è una persona che deve essere accompagnato da una aura di autorevolezza e credibilità e deve svolgere il proprio lavoro potendo dialogare serenamente con tutte le parti all'interno del carcere con la finalità di garantire i diritti del detenuto. Ebbene, è evidente che per Pietro Ioia c'è una questione di grande conflittualità - non sono io a dirlo - con tutto il personale della polizia penitenziaria, non solo con le persone che sono state oggetto della sua denuncia. Bisognava considerare che il processo sulle lesioni denunciate non è stato ancora definito".

 

Il riferimento è al processo sui presunti pestaggi nella cosiddetta "cella zero" del carcere di Poggioreale che nasce dalla denuncia di Ioia e di altri detenuti ed è ancora nella fase del dibattimento in primo grado con una dozzina di agenti della polizia penitenziaria imputati. Dunque, più che la scelta della persona sarebbe discutibile il tempismo della nomina?

"Ritengo che ci sia un profilo di opportunità che avrebbe consigliato in questo momento di pensare a un'altra persona e non a Pietro Ioia, il quale stava già svolgendo il suo lavoro di denuncia come cittadino impegnato in maniera apprezzabile. Ioia si è esposto in prima persona, la sua denuncia è stata coraggiosa perché l'istituzione carcere è un'istituzione forte, dove le persone diventano di fatto numeri al di là della buona volontà e dell'impegno che tanti della polizia penitenziaria mettono nell'espletamento di questo complicato lavoro. Ma credo sia stata sbagliato il momento. Tuttavia non c'è alcun impedimento oggettivo, è una nomina che va rispettata e serve collaborazione".

 

Perché, secondo lei, il sindaco ha fatto questa scelta?

"Immagino che abbia fatto una scelta di campo dalla parte dei più deboli, una scelta simbolica che però rischia di non raggiungere l'obiettivo prefissato, di alimentare polemiche e tensioni e di compattare la polizia penitenziaria contro una nomina che ritiene non idonea a tener conto anche delle proprie esigenze".

 

La situazione delle carceri è sempre un tema caldo, Poggioreale è l'istituto di pena più grande di Italia e le criticità sono tante. Qual è la priorità?

"Il carcere è un posto delicato, è un luogo di tanto dolore. I problemi da affrontare sono molti e nonostante gli sforzi c'è ancora tanta strada da fare. Una priorità è sicuramente la sanità: serve più dialogo tra carcere e strutture sanitarie se si vuole garantire a tutti i detenuti il diritto alla salute, che è uno dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione, tanto più che si parla della salute di un corpo già privato della libertà personale".