sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Massimo Romano


napolitoday.it, 5 febbraio 2021

 

Antonio Piccirillo ha 25 anni: "Per vent'anni ho sofferto per mio padre in carcere". Il garante dei detenuti lo vuole al suo fianco: "Voglio parlare al cuore dei papà, spiegare loro quanta sofferenza causano alle loro famiglie". Antonio Piccirillo ha 25 anni e 20 li ha trascorsi andando a trovare il padre detenuto in varie carceri. La sua vita è improvvisamente cambiata quando nella primavera del 2019, dopo il ferimento della piccola Noemi, dichiarò pubblicamente di essere figlio di un boss, Rosario Piccirillo, e di volersi dissociare da tutto quanto il padre avesse fatto.

Nonostante la giovane età, Antonio ha le idee chiare e le spalle larghe e lo ha dimostrato ancora una volta quando, in occasione della presentazione del report sulle carceri prodotto dal garante dei detenuti Pietro Ioia, ha annunciato il suo desiderio: "Voglio affiancare Pietro nel lavoro che svolge nei penitenziari. Voglio parlare ai padri che sono in cella. Voglio spiegare loro la sofferenza che causano alle loro famiglie, ai loro figli. Voglio convincerli a cambiare strada".

È consapevole che le parole non basteranno, che perché qualcosa si muova va cambiata l'idea stessa del carcere e va buttato giù un muro fatto di pregiudizi. "C'è una grande battaglia da fare. So cosa vuol dire camminare con un'etichetta addosso. Io e mio fratello siamo stati sempre i figli del boss. Io voglio parlare di programmi di recupero, di valorizzazione dei detenuti. Spero che le istituzioni mi consentano di intraprendere questo percorso insieme a Pietro Ioia".