di Antonio Caruso
rainews.it, 13 aprile 2024
“Ci vorrebbe più umanità in carcere”. Un monito non banale se a parlare è Giuseppina Troianiello, vedova di Giuseppe Salvia, vicedirettore del carcere di Poggioreale, di cui Raffaele Cutolo ordinò l’assassinio, avvenuto il 14 aprile 1981, in un agguato sulla tangenziale di Napoli. Salvia seppe far convivere integrità e fermezza nel far prevalere le regole dello Stato nei confronti dei boss di camorra, con la capacità di dialogare con i detenuti, nel difficile percorso di rieducazione all’interno delle case circondariali. I premi dedicati a Giuseppe Salvia, assegnati ogni anno dall’Associazione Nazionale della Polizia Penitenziaria a esponenti, sono però l’occasione anche per una riflessione sulle tante criticità dell’universo-carcere italiano e campano: aggressioni, sovraffollamento, organici di polizia sottodimensionati, suicidi, fatiscenza delle strutture.
“Stiamo lavorando per realizzare nuovi posti detentivi, per diminuire la pressione derivante dall’affollamento; a soluzioni per incentivare le misure alternative, laddove sia reso possibile dalle condizioni di sicurezza e dopo valutazione della magistratura di sorveglianza - dichiara Giovanni Russo, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria - stiamo ampliando l’offerta trattamentale: consente a detenuti che vogliono partecipare a questo percorso di rieducazione, di svolgere per otto-dieci ore al giorno, all’interno del carcere, attività lavorative, artigianali, professionalizzanti. Possono ottenere una qualifica che rappresenta un ponte verso un futuro di reinserimento nella società”.
Il numero uno del Dap, sul tema dei suicidi dietro le sbarre afferma: “Gli esperti che abbiamo coinvolto nelle nostre valutazioni - psicologi, psichiatri - ci dicono che non è un fenomeno collegato al sovraffollamento. Dobbiamo essere capaci di intercettare il disagio dei detenuti, per questo abbiamo potenziato l’assistenza con uno stanziamento straordinario di cinque milioni di euro volto al reperimento di psicologi”, conclude Russo.










