di Rosanna Borzillo
Avvenire, 31 dicembre 2024
Chi è in carcere perché non ha fatto l’incontro giusto e chi invece è stato baciato dalla fortuna: l’abbraccio tra un detenuto e il ballerino e conduttore televisivo, originario di Torre Annunziata, Stefano De Martino, suggella in qualche modo l’appuntamento promosso dalla comunità di Sant’Egidio al carcere napoletano di Secondigliano nei giorni scorsi. De Martino, come ha spiegato, ha rincontrato un suo compagno d’infanzia proveniente da un contesto difficile che è in carcere a scontare la sua pena. “A tutti va dato la possibilità di ricominciare”, ha commentato il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli.
“Celebrare la speranza significa credere che per tutti c’è una possibilità; che nessuno è irrecuperabile e che c’è sempre l’opportunità di ricominciare perché nessuno coincide con i propri errori. La vita è sempre più grande”. Battaglia ha annunciato che il carcere di Secondigliano Il 26 gennaio sarà “Porta Santa”. Nella casa circondariale, che ospita 1.470 detenuti, ha voluto pranzare coni detenuti, aderendo all’iniziativa di Sant’Egidio, con lui il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, alcune istituzioni, i vertici della magistratura partenopea, il Garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello, tanti volontari. Una bella festa che ha contagiato tutti, detenuti e non.
Al pranzo sono stati ammessi i detenuti più poveri o che non fanno colloqui perché non hanno più legami familiari, alcuni del circuito di massima sicurezza, ma impegnati in attività finalizzate al reinserimento sociale, e molti stranieri. Con gli 80 uomini presenti, c’erano anche 20 donne provenienti dal carcere di Pozzuoli, recentemente sgombrato per lo sciame sismico. “Per quanto duro, il tempo trascorso qui - ha detto ancora Battaglia - non deve essere sprecato ma occorre farsi aiutare. Ci si perdona nella misura in cui il perdono lo si accoglie ed è quel perdono che vi rimetterà in piedi: fidatevi, credeteci”.
“Quello del carcere è però ancora un mondo troppo spesso abbandonato - secondo Antonio Mattone, portavoce napoletano della Comunità di Sant’Egidio -. Il Papa lo ha detto quando ha aperto la “Porta Santa” a Rebibbia: c’è bisogno di stare vicino a queste persone che devono sempre avere una possibilità di riscatto”. Per non dimenticare chi vive recluso, per dire che è sempre possibile cambiare e rimettere in gioco la propria vita, stare vicino a chi vive in un momento di difficoltà e cercare di accendere sempre una luce di speranza.
Al termine del pranzo, De Martino ha realizzato sul palco della palestra-teatro della casa circondariale, un momento di festa con un gruppo di detenuti provando qualche passo di danza e improvvisando una puntata del programma tv Affari tuoi. Il ballerino ha ricordato la sua provenienza da un contesto difficile sottolineando che “nessuno merita di essere emarginato e dimenticato, a tutti va data una possibilità di ricominciare” “Il carcere deve tornare al suo posto - è l’appello della direttrice della casa circondariale, Giulia Russo - cioè la società: il carcere è parte di essa. Il nostro pranzo vuole incarnare la nostra mission e cioè puntare sulle tre “r”: rieducazione, riabilitazione, risocializzazione”.
D’altra parte a Secondigliano il lavoro di reinserimento è quotidiano: i detenuti da tempo sono impegnati nel progetto di sartoria “Ricuciamo”. A novembre 2022 hanno preparato la cascola indossata da papa Francesco alla Giornata mondiale dei Poveri. Già durante la pandemia avevano realizzato oltre 10.000 mascherine distribuite gratuitamente intuita la città. Da allora di strada ne hanno fatta ed il laboratorio è diventato sempre più occasione di reinserimento: i paramenti liturgici sono realizzati con estrema cura e i dettagli nelle finiture sono il risultato di un percorso di formazione finalizzato, prima che alla specializzazione sartoriale, ad un avvicinamento al culto del sacro.









