di Antonio Folle
Il Mattino, 7 settembre 2019
"Lasciatelo curare a casa". Nuovo presunto caso di malasanità nel carcere di Poggioreale. A tenere banco è la storia di Achille Esposito, in carcere da dicembre 2018 per rapina e con ancora tre anni da scontare. L'uomo, stando ai primi esami approfonditi effettuati dopo una lunghissima serie di richieste andate a vuoto, è affetto da tumore ai polmoni a uno stadio avanzato e si trova attualmente ricoverato all'ospedale Cardarelli dove, secondo i regolamenti carcerari, è piantonato giorno e notte.
La vicenda di Esposito comincia poche settimane dopo il suo ingresso in quello che detenuti ed ex detenuti definiscono "il mostro". Fin da subito, infatti, l'uomo è alle prese con una tosse sempre più evidente e sempre più debilitante. Nell'infermeria di Poggioreale, come hanno denunciato la famiglia e lo stesso detenuto con una lettera fatta pervenire a Pietro Ioia, presidente dell'associazione per i diritti dei detenuti, il malessere sarebbe stato sottovalutato ed Esposito sarebbe stato sottoposto a una semplice cura a base di cortisonici e antibiotici. I medici ritenevano che la malattia non fosse altro che una "banale" bronchite, diagnosi che le radiografie successive avrebbero smentito categoricamente.
Dopo alcuni mesi di costante aggravamento - l'uomo è arrivato a perdere i sensi e a fratturarsi un sopracciglio a causa di un violento attacco di tosse - Esposito, anche dietro le insistenze del suo legale, è stato trasferito al Cardarelli, dove è stato sottoposto ad una Tac che ha evidenziato diverse masse scure all'interno dei polmoni. Dagli stessi malandati polmoni i sanitari del Cardarelli hanno drenato un versamento pleurico di circa 1,5 litri. Una quantità enorme anche per un soggetto decisamente corpulento. Inizialmente a Francesca Paola, la compagna dell'uomo, è stato accordato il permesso solo per una visita settimanale. Solo dopo le insistenze della donna i giudici hanno concesso alla donna di visitarlo tutti i giorni, firmando il permesso per il ricovero a tempo indeterminato dell'uomo in attesa di avere un quadro più chiaro della situazione.
Permesso che non basta alla famiglia Esposito. "Finalmente dopo tanto tempo si sono decisi a farmelo vedere tutti i giorni - spiega Francesca Paola Basile - ma quello che chiedo è che ad Achille siano concessi gli arresti domiciliari e che ci sia permesso di prenderci cura di lui. Abbiamo aspettato tanto per questa Tac e ora è emerso che Achille ha un tumore ai polmoni mentre i medici di Poggioreale pensavano fosse semplicemente una bronchite. Lui ora è spaventato - prosegue la donna - e ha chiesto di essere curato e di non tornare in cella. Credo che questa richiesta debba essere accolta, se non altro per una questione di umanità".
L'avvocato Giacomo Pace, legale di Esposito, ha sottolineato che nei prossimi giorni sarà avanzata richiesta di incompatibilità del regime carcerario con le attuali condizioni di salute dell'uomo: "Sono fermamente convinto che non ci siano le condizioni per la detenzione - afferma il legale - e per questo chiederò i domiciliari per il mio cliente. Non bisognerebbe mai dimenticare che lo Stato ha il dovere di punire e far scontare la propria pena a chi commette un errore, ma che allo stesso tempo si parla di esseri umani a cui non si possono negare i diritti più elementari. I giudici si stanno muovendo in tal senso e la cosa mi fa piacere - continua - ma le storie di questo tipo dietro le sbarre sono veramente tante".
Anche Pietro Ioia, storico presidente dell'associazione che si occupa dei diritti dei detenuti, ha ribadito la necessità di riformare il sistema penitenziario e, soprattutto, ha sottolineato l'obbligo, da parte delle amministrazioni carcerarie, di offrire le migliori cure possibili ai detenuti.
"Purtroppo ci troviamo di fronte ad un altro caso di malasanità che viene dal carcere più affollato e crudele d'Europa - l'accusa di Ioia - ci sono ritardi quando i detenuti devono fare visite specialistiche e spesso non ci sono nemmeno le ambulanze o le guardie penitenziare per il piantonamento. Questa disorganizzazione non può ricadere sui detenuti che stanno giustamente scontando le loro pene. Chiediamo - l'appello di Ioia - che almeno per i casi di conclamata gravità sia aperto un canale preferenziale per accelerare l'iter necessario ad ottenere visite specialistiche fuori dalle mura del carcere".









