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di Antonio Averaimo

La Repubblica, 30 aprile 2024

“Revocare l’ormeggio alla nostra barca a vela significa affondarla dopo 15 anni di vita. E questo, per noi, non è pensabile”. Silvia Ricciardi, responsabile dell’associazione “Jonathan”, che lavora a Napoli nel recupero di minori e giovani autori di reati, difende il progetto “Jonathan Vela” e ribadisce quanto già detto di persona al presidente dell’Autorità portuale Andrea Annunziata in un incontro chiesto in seguito alla revoca dell’ormeggio nella darsena Acton alla barca a vela Blue Marlin II appartenente all’associazione.

A “Jonathan” l’Autorità portuale contesta di aver fatto pervenire in ritardo, rispetto ai termini previsti dalla legge, la richiesta per ottenere l’ormeggio nella parte della darsena riservata alle attività sociali. “La verità - sostiene Annunziata - è che ci si perde in un bicchiere d’acqua. Se c’è posto, glielo daremo. Non c’è alcun problema. Ogni anno si ripetono queste complicazioni perché la richiesta di ormeggio viene presentata fuori termine. Così anche rispettare la legge diventa un problema”.

Dal canto suo, “Jonathan” ribadisce la posizione espressa nei giorni scorsi al presidente dell’Autorità portuale e poi nel suo “appello alla città”. “Sono diversi anni - dice Silvia Ricciardi - che presentiamo regolarmente la richiesta poche settimane prima della scadenza. Solo ora abbiamo scoperto che va fatto con almeno un mese di anticipo. Abbiamo anche chiesto scusa. Ma in tutti questi anni l’ormeggio ci è stato assegnato ugualmente, senza battere ciglio. Chiediamo semplicemente che si tenga conto di questo e che ciò ci venga concesso come un’attenuante, speriamo che si possa trovare una soluzione. Alternative, non ce ne sono: gli altri ormeggi costano troppo”.

All’”appello alla città” dell’associazione ha risposto il sindaco Manfredi, che ha scritto una lettera ad Annunziata nella quale auspica una “possibile soluzione” capace di far sì che il progetto “Jonathan Vela” “possa proseguire nel tempo, consentendo ai giovani in questione di poter partecipare agli eventi sportivi programmati e per i quali si sono fortemente impegnati (i ragazzi delle comunità di “Jonathan” dovrebbero partecipare a inizio maggio alla Regata dei tre golfi, ndr)”.

Anche il dirigente del Centro giustizia minorile di Napoli, Nicola Palmiero, ha risposto all’appello e ha scritto all’Autorità portuale e al quartiere generale della Marina militare di Napoli. Nella sua lettera, Palmiero ricorda le “attività formative e i percorsi di recupero” portati avanti da “Jonathan” in collaborazione con il Centro giustizia minorile di Napoli, tra cui figura anche il progetto “Jonathan Vela” (di cui sottolinea la “grande valenza educativa”) e chiede di “valutare di sostenere tali progettualità e individuare soluzioni che possano consentire di superare l’impasse burocratico”. Al quartier generale della Marina militare, il dirigente del Centro giustizia minorile chiede l’”individuazione di uno specifico spazio per l’ormeggio dell’imbarcazione”, alla luce di un accordo di collaborazione tra le due istituzioni.

Una soluzione, questa, che consentirebbe di prendere tempo, in attesa che l’Autorità portuale dia una risposta definitiva sulla concessione dell’ormeggio. I responsabili dell’associazione incontreranno il comandante del quartier generale della Marina militare, comandante di vascello Aniello Cuciniello. “Jonathan” non solo insiste sull’assenza di alternative plausibili all’ormeggio nella darsena Acton - destinato proprio ad attività sociali - e sul fatto che la revoca sia frutto di un equivoco non chiarito, ma soprattutto sull’importanza del progetto “Jonathan Vela” per i ragazzi presi in carico nelle proprie comunità. “Questo progetto - dice Ricciardi - trasforma il “branco” della cronaca nera in equipaggio, insegna a questi ragazzi lo stare insieme e il rispetto delle regole. Non possiamo accettare di vederlo affondare”.