sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Francesco Dandolo

 

Corriere del Mezzogiorno, 25 luglio 2019

 

Ogni tanto si torna a parlare di carcere. Lo si fa in termini drammatici, come sta accadendo in questi giorni. La sequela impressionante di suicidi all'interno di Poggioreale inquieta. Rivela quanto la privazione della libertà determini il convincimento di non valere più nulla.

Le carceri, in Campania, sono in uno stato di grave sovraffollamento e alcune case di pena soffrono per carenza d'acqua. Eppure al di là di questi eclatanti problemi, ciascuno di noi potrebbe facilmente capire la straordinaria debolezza che scaturisce dalla perdita della libertà. Debolezza accresciuta dalla solitudine, dalla consapevolezza del fallimento cui si è giunti.

Sono riflessioni che chiunque fa quando da volontario varca le soglie del carcere. E sono tanti i cittadini che si mettono a disposizione per offrire un sostegno a chi è in carcere. È un mondo di persone che non condanna ma rammenda.

L'ho scoperto quest'anno, in occasione delle lezioni di Storia che ho tenuto nel reparto di alta sicurezza del carcere di Scampia, dove si è costituito, per iniziativa della Federico II (a proposito, nello stilare le classifiche degli Atenei italiani si tiene conto di queste attività?) e del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria della Campania, il Polo universitario penitenziario.

Un'esperienza eccezionale: il procedere delle lezioni seguite con grande interesse dagli studenti, il carico di attese che ha accompagnato gli incontri, la curiosità nel voler apprendere sempre qualcosa in più, l'opportunità di parlare e di essere ascoltati, il dialogo che via via è divenuto più intenso, mi hanno dato il senso di come la cultura possa contribuire ad aiutare chi vive una situazione assai difficile.

Perché la fondamentale missione della cultura è di dare dignità a tutti. Ma soprattutto ho capito come le persone possono cambiare, se gli si offre l'opportunità. Mi ha colpito che subito dopo i primi incontri, fra gli studenti è maturata l'esigenza di fare autocritica per il tempo perduto ma allo stesso tempo ho ravvisato la contentezza di potercela ancora fare a dare una svolta alla propria esistenza. Quando la cultura entra all'interno delle carceri si applica la nostra Costituzione, laddove nell'articolo 27 si evidenzia che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".