Il Dubbio, 22 giugno 2026
Le detenute trans scrivono agli organizzatori del Napoli Pride: “Siamo la voce muta che non si sente”. Dentro il carcere di Secondigliano, a Napoli, una lettera firmata “Le Sirene di Secondigliano” chiede di non lasciare fuori dai cancelli la dignità, l’identità e i diritti. A scriverla sono le donne trans detenute nel reparto Infermeria dell’istituto, che si rivolgono agli organizzatori del Napoli Pride per chiedere “parità, uguaglianza e inclusività di genere” nelle carceri della Campania. Il messaggio è definito “corale, profondo e pacifico” ed è indirizzato alle istituzioni e alla comunità. Non una richiesta di privilegi, spiegano le firmatarie, ma una rivendicazione di diritti, ascolto e percorsi reali di reinserimento.
“Siamo detenute ma ci siamo” - Nella lettera, le detenute parlano della propria condizione e del bisogno di essere riconosciute come persone, non soltanto come corpi reclusi o identità marginalizzate. “In Italia la politica controlla tutto, per questo le donne trans in carcere devono ottenere ciò che vogliono in modi primitivi. Quindi in modo corale, attraverso la potenza della parola chiediamo allo Stato: parità, uguaglianza e inclusività di genere negli istituti di pena della regione Campania”, scrivono.
Il passaggio più forte riguarda il senso stesso della pena. Le detenute spiegano di non chiedere sconti, ma un sistema penitenziario capace di prendersi cura della dimensione umana, sociale e psicologica della persona detenuta, così da garantire “un riscatto sociale equo” e prevenire le recidive. “Noi siamo la voce più bassa, la voce muta che non si sente, vogliamo far sentire la nostra voce, siamo detenute ma ci siamo. Non siamo solo qui a scontare la pena”, si legge ancora nella lettera. La chiusura è affidata a un messaggio di non violenza: “Noi sappiamo che l’antidoto di tutto ciò è la pace”.
L’appello raccolto da Arcigay Napoli - A raccogliere l’appello delle detenute trans di Secondigliano è Antinoo Arcigay Napoli, che da tempo opera all’interno della struttura penitenziaria insieme ad Associazione Trans Napoli e Pride Vesuvio. Il lavoro viene portato avanti attraverso lo sportello di volontariato “Al di là del Muro”, pensato per garantire supporto, ascolto e vicinanza alle persone detenute Lgbtqia+. Rosa Rubino, attivista di Antinoo Arcigay Napoli che segue in prima persona le detenute trans di Secondigliano, definisce la lettera “un grido di speranza e di rivendicazione” che non può essere ignorato. “Attraverso il nostro sportello “Al di là del Muro” tocchiamo con mano ogni giorno le enormi difficoltà e le doppie, triple, discriminazioni che le donne trans e i detenuti Lgbtqia+ vivono in regime di detenzione”, afferma Rubino.
“I diritti non si fermano davanti a un cancello” - L’attivista richiama il rischio che il carcere diventi un luogo di cancellazione dell’identità. “Il carcere troppo spesso rischia di trasformarsi in un luogo di dimenticanza, dove l’identità e la dignità vengono annullate”, osserva. Per Rubino, la definizione scelta dalle detenute, “la voce muta che non si sente”, spiega esattamente il senso del Pride: dare spazio pubblico a chi viene silenziato. “Il Napoli Pride serve esattamente a questo, a fare da megafono a chi viene silenziato”, aggiunge. “Porteremo le loro parole in piazza con noi, per ricordare a tutti che i diritti civili e umani non si fermano davanti a un cancello chiuso e che la vera riabilitazione passa solo attraverso il rispetto, l’accoglienza e la cura della persona”. Il corteo del Napoli Pride si svolgerà sabato 27 giugno, con partenza alle ore 15 da piazza Giovanni Leone, a Porta Capuana.










