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di Giuliano Delli Paoli

Corriere del Mezzogiorno, 20 settembre 2023

Concerto di circa mezzora nel carcere. Il direttore Berdini: la città entra da noi, c’è speranza. “Ccà nisciun se scord ‘e vuje”. Le parole di Liberato, pronunciate sul palchetto allestito nel cortile esterno della chiesa grande del penitenziario di Poggioreale, hanno riscaldato i cuori dei circa sessanta detenuti presenti allo speciale concerto che l’artista mascherato ha tenuto ieri mattina nell’ambito dell’iniziativa “Degni di nota”. Un evento speciale organizzato appositamente nel giorno di San Gennaro con l’associazione “IV Piano” che opera nel padiglione Roma del carcere napoletano per accogliere detenuti tossicodipendenti, persone affette da Hiv, sex offender e transessuali. Liberato, reduce dall’ultimo dei tre concerti da tutto esaurito al Plebiscito, spunta insieme ai tre componenti della sua band alle 11 da un ingresso laterale della chiesa, vestito alla stregua di un samurai in blue jeans: volto ben nascosto da un grosso cappuccio nero che gli copre anche la bocca e occhiali da sole rigorosamente specchiati.

Alle sue spalle c’è il muro di cinta di Poggioreale, mentre in alto, a oltre 100 metri, svettano da un palazzone del Centro direzionale gli sguardi fieri dei cinque atleti campani disegnati da Jorit nella sua opera Dipinto. È la suggestiva cornice di un’esibizione particolarmente sentita da Liberato e in primis dai detenuti, divisi in tre gruppi da venti, ciascuno per padiglione: Roma, Firenze e Genova. Entrano calmi e sorridenti mezz’ora prima del concerto. Tra le mani un dolcino e una bottiglietta d’acqua. Alcuni indossano per l’occasione una t-shirt con sopra stampato l’iconico prisma dell’album The dark side of the moon dei Pink Floyd. Altri optano invece per una frase carica di significati: “Fight for your right” (combatti per il tuo diritto, ndr), emblematica di una hit del gruppo rap statunitense Beastie Boys. C’è perfino chi sfoggia un vestito elegante. “La tossicità nell’assurda scala delle criticità delle carceri è all’ultimo posto - spiega la psichiatra Marinella Salvia, responsabile di “IV Piano” - e un evento simile può accendere una luce sulla tematica delle tossicodipendenze e sui programmi di recupero, di cui discuteremo nei dettagli domani con un seminario qui a Poggioreale”.

Altrettanto ottimista anche il direttore del carcere Carlo Berdini: “Riuscire a mettere in piedi un’iniziativa così bella conferma che a Poggioreale c’è una bella squadra. E che la città entra da noi e suona con noi. Tutto questo dà gioia e speranza a chi è recluso”. Sono infatti i sorrisi dei detenuti a restituire per tutto il concerto, durato poco più di mezz’ora, un clima di festa insolito per un carcere. C’è anche una troupe guidata dal cineasta napoletano Francesco Lettieri, che gira per il cortile e filma tutto l’evento, immortalando gli sguardi allegri poliziotti penitenziari e detenuti. Si canta soprattutto sulle note dei tormentoni di Liberato, Nove Maggio e Tu t’e scurdat’ ‘e me, inseriti in una scaletta che comprende otto canzoni e anche parti strumentali più spinte, sulle quali i detenuti chiedono e ottengono di potersi alzare e muoversi così quel poco che serve per ballare con il loro beniamino.

A metà concerto gli fa eco anche Liberato che scherza con gli agenti: “Tutt ‘a post, stann ballan”. E ancora: “Stat pariann o no? Sit tropp bell, vo giur”. Addirittura un gruppo replica in coro “Libero, liberaci”, chiamando in causa l’artista, che ringrazia sul finale invitando tutti i presenti, tra cui anche magistrati e operatori sociali del Serd, una ola che emuli il movimento delle onde del mare, simbolo assoluto di libertà. È il momento clou di una mattina diversa dalle altre.