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di Antonio Mattone


Il Mattino, 27 agosto 2019

 

Alle nove di sera del 17 giugno 1974, l'appuntato Cirino si presentò trafelato all'ufficio matricola del carcere di Poggioreale per denunciare un fatto sconcertante. Si era accorto che un detenuto si era sostituito al suo compagno di cella che doveva essere messo in libertà, ed era evaso con tutta calma dal penitenziario napoletano. Frizziero Arturo aveva risposto alle molteplici domande di rito del capo ufficio matricola Paggiarino Mario sulla data di arresto e sulle generalità di Giardullo Luigi con cui condivideva la stanza 48 del padiglione Livorno. E così, senza destare sospetti, dopo aver messo la firma al posto del carcerato in uscita, aveva salutato tutti e se ne era andato per la porta principale.

Questa è stata l'ultima evasione dal carcere oggi intitolato alla memoria di Giuseppe Salvia di cui si ha notizia. All'indomani della incredibile fuga di Robert Lisowski, il detenuto polacco che domenica mattina si è calato dal muro di cinta annodando più lenzuoli mentre si celebrava la messa nella chiesa centrale dell'istituto, si era parlato solo di un precedente episodio avvenuto nel 1921, quando due carcerati scapparono dal penitenziario a pochi anni dalla effettiva apertura della prigione. In seguito a quella vicenda, in un primo momento fu istituito un servizio di vigilanza esterna, fino a trasferire nel nuovo complesso l'intero corpo di guardia che era in servizio nel carcere del Carmine.

Ma non fu quella l'unica evasione a Poggioreale. Infatti, nel rapporto redatto dal maresciallo Paggiarino per il comandante dell'epoca, si può trovare il dettagliato resoconto della rocambolesco episodio avvenuto 45 fa.

Probabilmente non si trattò di un piano improvvisato, ma di un progetto studiato e preparato con cura in quanto solo alle 17,30 di quel giorno lo stesso Paggiarino aveva telefonato in reparto per comunicare l'elenco dei "liberanti", cioè di quei detenuti che dovevano essere scarcerati. Alle domande bisognava rispondere con decisione e sicurezza, non ci potevano essere tentennamenti, gli addetti alla matricola si sarebbero accorti immediatamente dello scambio di persona. Inoltre bisognava avere il tempo per imitare la calligrafia di Giardullo, nel caso ci si trovasse di fronte ad un agente più scrupoloso nel momento in cui si doveva apporre la firma per ratificare l'avvenuta liberazione.

Nelle foto pubblicate da Il Mattino che riportò la notizia il giorno successivo al fatto, si può vedere l'impressionate somiglianza tra i due detenuti, che tra l'altro erano coetanei, abitavano entrambi nella zona di Piedigrotta ed erano accusati dello stesso reato, furto aggravato anche se avvenuto in circostanze diverse.

A trarre in inganno i secondini ci fu anche la complicità di un altro detenuto, un tale Grieco coimputato di Giardullo che era presente a tutta la messa in scena, in quanto anche lui stava per uscire di prigione, ma che non osò aprire bocca mentre si consumava il clamoroso inganno.

I tre protagonisti della clamorosa evasione furono denunziati per reato di falso e sostituzione di persona. Di Frizziero, che era ancora giudicabile, si persero le tracce, anche nelle cronache dei giornali, ma probabilmente dopo qualche tempo fu assicurato alla giustizia. Mentre per Giardullo, che doveva essere liberato per la sospensione della pena, i cancelli di Poggioreale restarono chiusi.

In tempi più recenti ci sono stati altri tentativi di fuga dal carcere napoletano. Alcuni anni fa un recluso del padiglione Roma saltò il muro di cinta dalla parte del parcheggio del personale, ma cadde rovinosamente sulle auto in sosta procurandosi alcune gravi fratture.

Lo scorso maggio, invece, nel padiglione Milano c'è stato un progetto di fuga ancora più paradossale. Un giovane russo di 20 anni si è infilato in un grosso saccone di immondizia, nascondendosi tra i rifiuti. Da lì avrebbe aspettato il momento propizio per cercare di scappare in qualche modo.

Per rendere più credibile il suo piano, aveva posizionato degli abiti e delle lenzuola sulla sua branda, in modo da sembrare che dormisse. Un tentativo goffo e velleitario sventato dagli agenti che se ne sono accorti in tempo. Sempre nello stesso reparto un senegalese di 25 anni durante l'ora dei passeggi è riuscito a scavalcare il primo muro, ma anche qui il pronto intervento del personale ha evitato che si dileguasse. Saranno l'ozio e la mancanza di attività a stimolare fantasiose evasioni, a progettare incredibili vie di fuga? Difficile dirlo. Quello che è certo è che a Poggioreale la creatività e l'inventiva riescono sempre a sorprendere. Per fortuna, solamente ogni 50 anni, senza lasciare traccia.