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di Giuseppe Crimaldi

Il Mattino, 16 dicembre 2024

Direttore del carcere per cinque anni: “Il mio lavoro per la dignità dei detenuti”. Lascia dopo cinque anni intensissimi la direzione di un carcere che in pochi avrebbero accettato di buon grado di dirigere, quello di Poggioreale. “Invece - spiega al “Mattino” Carlo Berdini - fui proprio io a propormi, a chiedere al Dipartimento di poter assumere quell’incarico, forse perché mi sono sempre piaciute le sfide, ma forse lo feci anche con una discreta dose d’incoscienza”. Nel suo futuro c’è un incarico prestigioso: assumerà a giorni la carica di direttore del Provveditorato di Puglia e Basilicata per l’amministrazione penitenziaria.

Cinque anni al vertice della casa circondariale di Poggioreale. Tracciamo un bilancio...

“Sono stati anni intensissimi, importanti e formativi, per me una palestra fondamentale. A Napoli ci sono arrivato nel febbraio del 2020, pochi giorni prima che scoppiasse l’emergenza Covid. La pandemia determinò momenti di altissima tensione a Poggioreale, che culminarono l’otto marzo in una rivolta che coinvolse circa 900 detenuti, e che riuscimmo a gestire nella legalità con il Dipartimento e la Procura”.

Fu un giorno difficile?

“Sicuramente il più difficile di tutti questi cinque anni”.

In questo recente passato, dopo gli episodi di Santa Maria Capua Vetere e Trapani si è posta la questione della sicurezza dei detenuti. Il problema esiste anche a Poggioreale, dove fu aperta un’inchiesta su una presunta, famigerata “Cella Zero”?

“Non conosco nel merito le vicende di Trapani e Santa Maria. Quel che posso dire è che a Poggioreale abbiamo tenuta sempre altissima l’attenzione con una presenza capillare della direzione e del comandante della Penitenziaria per evitare la presenza di schegge impazzite che potessero determinare episodi gravi e vergognosi ai danni dei reclusi. Quanto alla “Cella Zero”, indagine precedente al mio arrivo, mi pare che non vi siano stati sviluppi significativi. In ogni caso, di fronte a presunti abusi, le indagini vanno sempre fatte”.

Altro fenomeno grave, i suicidi...

“A Poggioreale per anni non ci sono stati suicidi, oggi il fenomeno è riesploso, come d’altronde a livello nazionale. In strutture sovraffollate, con la privazione della libertà si creano sovente condizioni psicologiche sfavorevoli per i detenuti. Sulla loro salute mentale e sull’assistenza c’è ancora molto da fare”.

E lei come ha affrontato il discorso del sovraffollamento?

“Ad oggi a Poggioreale ci sono circa 2100 detenuti su una capienza di 1700. Un sovraffollamento come c’è in altre carceri. Ma la nota positiva è che siamo riusciti a far ripartire, anche grazie al Provveditorato alle Opere Pubbliche e a quello regionale del Dap, un’opera di circa 20 milioni di euro che garantirà la ristrutturazione di quattro padiglioni: due - il Firenze e il Napoli - sono già in fase di realizzazione, a breve inizieranno anche quelli del Salerno e Italia. E abbiamo anche restaurato il reparto Roma, creando spazi nuovi”.

E sul reinserimento dei detenuti?

Anche qui abbiamo mosso passi importanti organizzando corsi di formazione professionale capaci di garantire sbocchi lavorativi a chi esce dal carcere per reinserirsi nel tessuto sociale di legalità. Corsi per muratori, elettricisti, idraulici, o con la Fondazione San Carlo, che hanno visto impegnati detenuti dei corsi di formazione per mestieri delle arti come attrezzisti e tecnici delle luci. Con orgoglio posso dire che questa è stata per me una grande soddisfazione”.