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di Rita Rapisardi

Il Manifesto, 7 ottobre 2025

Sull’uomo, in stato confusionale, è stato usato prima lo spray al peperoncino e poi le scariche. Quattro morti sospette da taser in meno di tre mesi e tutte con un copione molto simile. L’ultimo ieri a Napoli, deceduto mentre veniva trasportato in ospedale dopo l’utilizzo della pistola elettrica da parte dei Carabinieri. Al 112 era giunta in mattinata la segnalazione di una lite in famiglia: un uomo di 35 anni all’arrivo degli agenti si è presentato nudo davanti alle forze dell’ordine e in forte stato di agitazione. Secondo quanto riferiscono i Carabinieri, non è stato possibile calmarlo mentre provava ad aggredire i presenti così è stato colpito prima con lo spray al peperoncino e poi con il taser. È stata aperta un’inchiesta per chiarire le cause del decesso.

L’arma che viene definita “non letale” continua a lasciare morti dietro di sé. Non è del tutto vero che non si possa morire per l’utilizzo del dispositivo elettrico. L’Ordine dei medici di Torino già nel 2018 aveva preso posizione contro l’introduzione dei taser, esprimendo la propria preoccupazione per la potenziale letalità dello strumento e il rischio di abuso in soggetti deboli, a rischio o anche come forma di tortura. Il punto di vista era accompagnato da uno studio che raccoglieva i dati disponibili e le numerose fonti che esistono sul tema. Nel 2022, alla conferma definitiva che l’arma sarebbe entrata tra quelle in dotazione agli agenti, l’ordine sanitario della città piemontese si era mosso nuovamente con una lettera al consiglio comunale esprimendo contrarietà: grazie a questa battaglia era poi arrivato lo stop del taser ai vigili urbani. Visti gli ultimi eventi la battaglia dei medici non si ferma, fanno sapere dall’Ordine: “Dei metodi alternativi di intervento ci sono: la comunicazione e la mediazione, sono un primo passo per non arrivare all’utilizzo di quest’arma - spiega una dottoressa dell’Asl di Torino -. Il rischio a livello sanitario non è commisurato al beneficio se consideriamo che le linee guida per l’utilizzo della pistola dicono che se sei ubriaco o sotto effetto di stupefacenti sei più vulnerabile”.

Anche le indicazioni dei produttori della pistola elettrica confermano che su soggetti deboli, ma anche donne incinte, bambini, persone con problemi cardiovascolari, pacemaker o psichici i rischi aumentano: “Le ditte dicono che non è pericoloso se sei adulto e sano, ma sono molte le persone che invece rischiano rispetto alla popolazione - continua la dottoressa - ad esempio banalmente l’arco voltaico è così doloroso che resti bloccato e puoi morire anche per la caduta, com’è successo in alcuni casi riportati dallo studio condotto da Reuters”. Il conteggio delle morti sospette dell’agenzia è ormai arrivato a 1.081 casi dal 2000 e ci sono alcuni pattern: il 90% delle persone decedute non aveva armi e metà invece aveva problemi psichici, aveva fatto uso di sostanze o alcool o si trovava in una situazione di escandescenza: “Ci vorrebbe un approccio mite in queste situazioni, ad esempio i vigili del fuoco riescono a gestire molto meglio casi di questo tipo, esistono protocolli più specifici che andrebbero insegnati. Non può succedere che basti essere agitati per essere colpiti da una scossa elettrica”.

La dottoressa tiene a sottolineare un altro aspetto spesso ignorato, quello per cui secondo il protocollo all’utilizzo del taser è obbligatorio chiamare un’ambulanza: “Innanzitutto come mai chiamare un mezzo di soccorso se l’arma non è pericolosa? Inoltre questa dislocazione di risorse importanti viene tolta ai casi emergenziali, o ad esempio ai pazienti in dialisi che devono essere trasferiti”. Avs attacca: “Non possiamo accettare che uno strumento di morte, introdotto in via sperimentale, diventi la risposta dello Stato a una persona in stato di evidente fragilità. Quell’uomo aveva bisogno di aiuto invece ha trovato la violenza di una scarica elettrica”.